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Multinazionali, la Uil è per una tassa sui profitti in eccesso. La proposta.

Questa “maledetta” epidemia ci è caduta addosso da un anno come un autentico macigno. La crisi che ha provocato ha investito tutto il sistema economico mondiale, modificando rapidamente e radicalmente, le condizioni sanitarie, le abitudini di vita, le relazioni sociali e tutte le attività economiche. Una situazione che ha finito per aumentare in modo esponenziale il divario tra le varie classi sociali, alimentando sempre più le disuguaglianze tra le persone. Tanti i morti, troppi, e tanta povertà generata da una disoccupazione seriamente preoccupante: poveri siano sempre più poveri e i ricchi siano sempre più ricchi.

Le multinazionali, nel caso che ci riguarda, hanno aumentato significativamente i loro introiti. “Questo enorme dissesto economico provocato dalla pandemia” – dichiara il segretario generale della UIL PierPaolo Bombardieri – “non ha impedito ai grandi colossi delle multinazionali di arricchirsi ancora di più e far lievitare le loro fortune.” Tra questi si sono distinti i magnati dei grandi colossi, dalle società farmaceutiche, a quelli tecnologici come Microsoft, Facebook, Amazon, Google e Apple. Giganti, con una crescita di ricchezza che non conosce crisi, e dove tanti soldi si concentrano sempre di più in poche mani. Realtà che non hanno subìto gli effetti recessivi del Covid, e anzi hanno visto, apparentemente in controtendenza, crescere ulteriormente i loro guadagni.

“Ad affrontare meglio la crisi sanitaria sono state imprese e multinazionali già riconosciute come veri e propri colossi della nostra economia” – afferma il leader della UIL – “mentre a soffrirne sono stati in molti casi i pesci piccoli, come le piccole e medie imprese e la piccola borghesia di settori quali quello alberghiero e della ristorazione, così come dell’intrattenimento e del tempo libero fino ad arrivare al piccolo negoziante.”

Bisogna ripensare quindi ad un nuovo modello economico per cercare di superare la crisi in atto. Le riforme non possono essere più rinviate sine die, necessitano invece di coraggiose e incisive scelte politiche, per rilanciare l’occupazione e gli investimenti pubblici in settori strategici, per debellare la disoccupazione e aumentare la domanda aggregata affinché nessuno resti indietro. Creare un ambiente normativo che favorisca le imprese capaci di essere socialmente responsabili, mostrando attenzione all’interesse generale e favorendo l’inclusione oltre che lo sviluppo economico. “Ed è per questo che la proposta dell’introduzione di un’imposta sugli extra-profitti generati da imprese con fatturato annuo consolidato, sia resa possibile perché una tassa per i profitti in eccesso da parte delle grandi case farmaceutiche e delle multinazionali  che non hanno perso un soldo con il Coronavirus, anzi ci hanno guadagnato e hanno visto i loro guadagni crescere grazie alla pandemia di Covid” – afferma lo stesso Bombardieri – “una tassazione equa dei redditi da capitale, riducendo il rendimento netto sul capitale credo sia dovuto. E’ a loro, che si deve chiedere pegno. Utili poi, impegnati e redistribuiti nell’economia reale reinvestimento nella produzione e nel lavoro e non invece destinati agli azionisti, arricchendo chi è già ricco. “Potrebbe apparire come un attacco alle multinazionali ma non lo è” – continua il keynesiano Bombardieri – “Non lo è perché gli extraprofitti che hanno generato extra ricchezze grazie alla Pandemia, è una questione di “giustizia sociale”, ma anche di “efficacia del sistema economico”. La tassazione sui profitti in eccesso non è una novità. Lo stesso economista, John Maynard Keynes, padre della macroeconomia, lo introdusse nel 1917 negli Stati Uniti d’America.

Questo è il monito. Immaginare e realizzare ormai un nuovo mondo post Covid visto che non sarà più lo stesso, e mettere in atto quelle iniziative per la ricostruzione e far fronte all’emergenza, per garantire reddito ai disoccupati. In Europa è già argomento di riflessione. La tassazione in questo caso dovrebbe essere a livello globale tenendo conto del singolo peso che ogni multinazionale ha nel Paese.

Anche la Segretaria al  tesoro degli Stati Uniti, Janet Yellen, ha proposto al Governo di aumentare la “corporate tax”, ovvero l’imposta sugli utili delle multinazionali americane che hanno visto spesso spostare la propria contabilità nei paradisi fiscali. L’idea della Segretaria Yellen è quella di fissare un’aliquota minima internazionale intorno al 21% .

È sarebbe deplorevole – conclude alla fine Bombardieri – se nel bel mezzo di questa gravissima crisi sanitaria, questi Colossi dell’economia, destinassero i loro utili alla distribuzione dei dividendi, agli azionisti o ad operazioni di buyback azionari, e quindi anteporre i profitti alla salute e alla sicurezza dei lavoratori, ad abbattere costi e trasferire rischi. Il risultato sarebbe solo un acuirsi delle disuguaglianze già esistenti a ogni settore.

Enza Maria Agrusa

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