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Rai, Fratelli di Italia non ci sta. Dopo la delibera Agcom sul pluralismo, parola ancora alla Vigilanza

Febbraio, a quanto pare, è un mese di salti, mutamenti. Lo scorso anno i primi casi di Covid in Italia con tutti i cambiamenti che ciò ha comportato. E quest’anno, il 13 febbraio per l’esattezza, è entrato in pista un governo di intese extra large con un Parlamento immutato che, a questo punto, ha un unico gruppo parlamentare e partito all’opposizione, Fratelli d’Italia. Nessuno stupore, quindi, che Fdi in Commissione di Vigilanza Rai abbia preso carta e penna per scrivere un atto di indirizzo sul pluralismo, ma la partita non si può vincere a tavolino: mancano norme a supporto perché la situazione istituzionale è davvero inedita. E la vecchia prassi invocata da Fratelli d’Italia per gli spazi nei talk e nei Tg Rai, conosciuta come regola dei ‘tre terzi’ (un terzo al governo, un terzo alla maggioranza e un terzo all’opposizione) non trova terreno fertile presso le forze politiche del centrodestra e neppure presso l‘Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

Ieri la riunione a tarda sera della Commissione di Vigilanza, che ha audito il presidente Agcom Giacomo Lasorella, ha reso bene l’idea di questo nodo tutto da sciogliere, nonostante l’Autorità si sia occupata della questione con una delibera ad hoc dell’11 marzo scorso e cioè a un mese circa dal nuovo governo. In sostanza, prima di dettagliare chi ha detto cosa nella plenaria di ieri, alcuni punti salienti sono chiari. Primo, l’Agcom, chiamata in causa dal presidente della Vigilanza Barachini sin dalle prime ore del nuovo assetto per studiare nuove soluzioni, di fatto ha restituito la palla proprio alla Vigilanza, facendo presente che l’Autorità non è un legislatore e quindi deve attenersi solo a quanto già previsto dalla legge. E la regola dei tre terzi non è codificata in alcuna norma. Secondo, Fratelli d’Italia insiste per una via di uscita che le dia spazi “meno ridicoli” degli attuali nei Tg e nei talk, a fronte dei sondaggi che fotografano un dato quantitativo superiore a quello della attuale rappresentanza parlamentare (36 deputati e 20 senatori di Fratelli d’Italia) e si dice insoddisfatta della delibera Agcom. Terzo, neppure la Commissione di Vigilanza in sé può fare una legge per rispondere con una norma ad hoc al tema contingente sollevato da Fratelli d’Italia. E allora? Quale potrà essere il punto caduta? Un atto di indirizzo sul tema a firma Santanchè-Mollicone, che chiede l’attuazione della regola dei tre terzi, è all’esame della bicamerale e da lì dovrà passare una mediazione creativa fra le forze politiche. Quanto tale mediazione potrà essere stringente per la Rai non è ancora chiaro, quindi in ultima analisi la palla passerà giocoforza per la sensibilità democratica delle testate Servizio Pubblico. Mentre, d’altro canto, nei fatti, starà a Fratelli d’Italia rendersi notiziabili, come si suol dire. Ed ora i dettagli.

“L’atto di indirizzo adottato è aperto alla verifica e all’ulteriore confronto con tutti i soggetti interessati ed in particolare con la Commissione di Vigilanza Rai. Non abbiamo voluto espressamente fissare dei numeri proprio perché anche il Consiglio di Stato ci ha detto che in periodi non elettorali non è questione di numeri, ma è questione sostanzialmente di conformare l’informazione secondo una serie di principi”, ha subito fatto presente il presidente dell’Agcom Giacomo Lasorella audito alla Commissione di Vigilanza Rai a proposito della delibera nella quale, a fronte della mutata situazione politica, si prevede che ”nei programmi di informazione i fornitori di servizi di media audiovisivi e radiofonici nazionali” debbano ”garantire una corretta rappresentazione delle posizioni espresse dalle diverse forze politiche di maggioranza e di opposizione” e che ”nell’ambito dell’autonomia editoriale”, venga realizzato ”un effettivo e leale contraddittorio e un adeguato rilievo alle posizioni delle forze politiche che non sostengono l’attuale Governo”.

Immediata la replica dura e cortese di Fratelli d’Italia. “La recente delibera dell’Agcom sul pluralismo non ha sortito alcun tipo di effetto e ci sembra che non sia incalzante verso le emittenti. Da quando è stata approvata non abbiamo visto nessun tipo di miglioramento. E per questo Presidente la sollecitiamo a fare qualcosa di più perché pensiamo che sia nelle prerogative dell’Autorità. E questo per far capire che la democrazia è fatta di pesi e contrappesi, senza i quali il pluralismo soprattutto nell’informazione è in pericolo”, hanno tuonato la capogruppo di Fratelli d’Italia in Vigilanza Rai Daniela Santanché e il collega di partito in commissione Federico Mollicone. “Pluralismo e contraddittorio sono le due parole chiave ma dai dati dell’Osservatorio di Pavia – hanno sottolineato Santanché e Mollicone – risulta che noi siamo scomparsi da Radio Rai dall’11 marzo, neanche un esponente di Fdi da oltre un mese. I dati di Rainews mostrano poi che l’opposizione è sotto il 6%, ma se anche prendessimo dati forniti da lei – evidenziano rivolti al presidente Lasorella – comunque il 92-93% degli spazi della televisione italiana pagata da tutti i cittadini va alla maggioranza e un 7-8% all’opposizione. Nemmeno la Corea del Nord ha questi dati pur non avendo un’opposizione”.

“Ci saremmo aspettati qualcosa di più – ha incalzato ancora la Santanché – Noi stiamo trovando un muro di gomma. Non riusciamo a far capire come il pluralismo in un sistema parlamentare sia fondamentale per la macchina della democrazia. Lei, presidente ha sottolineato che non c’è una legge, tolto il periodo della par condicio, che garantisca la rappresentanza, e che non è mai stato scritto che un tot per cento di spazio debba andare all’opposizione, ma dobbiamo essere intellettualmente onesti e sappiamo che da sempre c’è stata una divisione nella prassi stando alla quale un terzo va alla maggioranza, un terzo al governo e un terzo all’opposizione”.

“Noi capiamo bene – ha voluto evidenziare la senatrice Fdi – che è la prima volta che quasi tutti i partiti sono in maggioranza, ma riteniamo che il pluralismo sia centrale, tanto più per noi commissari della Vigilanza e non possiamo, quindi, far finta che vada tutto bene. Noi siamo l’unico partito vero che ha costituito gruppi alla Camera e al Senato e che si è presentato alle elezioni con il proprio simbolo. Tutte le opposizioni hanno diritto di parola, certo, ma parliamo di opposizioni singole e non parliamo di partiti né di gruppi”, ha rimarcato. “Quando si vedono le trasmissioni politiche senza l’opposizione come si fa a garantire il contraddittorio? Beh, nei programmi della Rai non è sancito il contraddittorio – ha concluso la Santanché – perché se non c’è un esponente dell’opposizione non può esistere il contraddittorio”.

Il botta e risposta si è concluso con il presidente Lasorella: “Rispetto profondamente l’esigenza che manifesta la senatrice Santanché, ma ci tengo a sottolineare che Agcom non è un legislatore. Noi abbiamo agito nel quadro delle regole e delle prassi che si sono consolidate nel tempo. In assenza di un quadro normativo definito, infatti, il punto di riferimento non può che essere il quadro di regole consolidato. Si tratta di allargarlo, conformarlo e adattarlo ai casi concreti. Anche la giurisprudenza del Consiglio di Stato fa riferimento ad una valutazione qualitativa dell’attività nella quale un grandissimo ruolo non può che essere svolto dai giornalisti ai quali è rimessa una responsabilità professionale ed etica particolarmente importante”.

“Poi naturalmente tutto è perfettibile. Questo da parte nostra -ha evidenziato il presidente dell’Agcom riferendosi alla delibera adottata a marzo- è stato un doveroso segno di attenzione e di interesse per questa materia. E siamo intervenuti con un atto di indirizzo perché non c’erano norme. Adesso si tratta di verificarne l’efficiacia e in questo anche la commissione di Vigilanza, nella sua esperienza e nella sua competenza, può sicuramente fare moltissimo e dare un grandissimo contributo”.

Ed ecco che la palla, come anticipato in premessa, è così tornata alla commissione parlamentare di Vigilanza Rai che fra i prossimi impegni sul fronte del pluralismo ha sia quello di audire i direttori dei telegiornali, sia anche quello di approvare l’atto di indirizzo presentato da Fratelli d’Italia. L’intento di trovare una soluzione appare solido, stando alle parole con cui Barachini ha aperto l’audizione di ieri. “Fin dall’inizio del suo insediamento, si è instaurata una proficua collaborazione con il Presidente dell’Agcom, che si è intensificata con la nascita del nuovo Esecutivo alla luce del diverso equilibrio politico-parlamentare venutosi a determinare. Mi sono infatti personalmente attivato per segnalare la necessità di una verifica di tutte le misure a garanzia del pluralismo, anche tramite – ha evidenziato Barachini – un diverso schema rispetto ai modelli attuali, tenuto conto della connotazione tecnico-politica del Governo in carica, sostenuto da un’amplissima maggioranza e con un’opposizione costituita inizialmente da un solo Gruppo parlamentare, a cui si è aggiunta alla Camera la formazione di una componente politica nell’ambito del Gruppo parlamentare Misto”.

di Veronica Marino

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