“E’ il momento di fare una riflessione fra il rapporto stampa- magistratura. Alcune indagini si svolgono sui giornali e in Tv e non più nelle sedi opportune. Se il tema è anticipare una condanna morale, allora non c’è bisogno del processo penale. Io non sono dell’idea che se una persona è sottoposta a indagine non sia più frequentabile. C’è’ una norma che impone al pm di cercare informazioni a tutela dell’indagato. Bisogna avere il coraggio di capire perché c è la fuga di notizie. Perché dobbiamo fare uscire una intercettazione che nulla c’entra col processo ma giusto per eliminarlo politicamente? Il trojan va bene per mafia e terrorismo. Non per travolgere le istituzioni. La cassa di risonanza e’ un giornalista che dà importanza alla indagine perché da popolarità alla indagine e al magistrato che la conduce ma impatta tragicamente sulla vita di quelle persone. Cosa vogliamo dire ? Che sia una funzione autonoma o una funzione strumentale ad altri fini? Se è stravolto tutto ciò che abbiamo detto, allora siamo di fronte alla giungla”.
Lo ha dichiarato Luca Palamara durante la presentazione del suo libro a Lagonegro, in Basilicata.
