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Esteri

Resta altissima la tensione tra palestinesi e polizia israeliana, nuovi scontri a Gerusalemme

Resta altissima la tensione a Gerusalemme, epicentro da giorni di proteste e violenze tra palestinesi e polizia israeliana. Gli agenti sono intervenuti nuovamente sulla Spianata delle Moschee, scontrandosi con centinaia di manifestanti: il bilancio finora è di 305 feriti tra i dimostranti, ha riferito la Mezzaluna Rossa, precisando che circa 200 sono stati portati in ospedale, di cui sette in gravi condizioni. Le forze dell’ordine israeliane hanno riportato nove feriti, di cui uno trasferito in ospedale. “Al momento c’è calma sul Monte e le forze di polizia sono sul posto e continuano ad agire per proteggere l’ordine pubblico”, ha fatto sapere in un comunicato. Di fronte ai timori internazionali, il governo israeliano avrebbe esortato gli Stati Uniti a non intervenire nella crisi. “L’intervento internazionale è una ricompensa per i rivoltosi palestinesi e coloro che li sostengono i quali cercano la pressione internazionale su Israele”, è il messaggio trasmesso dal consigliere per la sicurezza nazionale israeliano, Meir Ben Shabbat, al suo omologo americano Jake Sullivan, secondo quanto riferito dal giornalista Barak Ravid. Lo Stato ebraico sta gestendo la situazione a Gerusalemme “da una posizione di sovranità e responsabilità nonostante le provocazioni palestinesi”, ha aggiunto il consigliere israeliano, invitando Washington e la comunità internazionale ad aiutare a ristabilire la calma facendo pressioni sui palestinesi.

Oltre agli scontri con i palestinesi, la polizia israeliana è dovuta intervenire anche contro alcune decine di ebrei che hanno cercato di fare irruzione nel complesso del Monte del Tempio (come gli ebrei chiamano la Spianata delle Moschee) dalla Porta di Mughrabi, l’unica consentita ai non-musulmani; gli agenti li hanno respinti e ne hanno arrestati alcuni. Le autorità ritengono che ci siano circa 8 mila palestinesi barricati nel complesso con pietre, sbarre e bottiglie molotov, pronti a rispondere se agli ebrei fosse stato consentito l’ingresso al sito. Dopo una “valutazione della sicurezza” invece, stamane è stato deciso di vietar loro l’accesso. In Israele oggi si celebra la ‘Giornata di Gerusalemme’ per ricordarne l’unificazione come capitale dello Stato ebraico dopo la conquista della parte orientale ai giordani nella Guerra dei Sei Giorni nel 1967. Le forze di sicurezza e di intelligence hanno consigliato di modificare il percorso della tradizionale parata celebrativa che vede centinaia di ‘ultras’ ebrei attraversare la Porta di Damasco e il quartiere musulmano della città; nell’attuale contesto di forte tensione, il timore è che possa portare a un’ulteriore escalation di violenze. Il ministro della Difesa, Benny Gantz, ha acconsentito, in vista della marcia che partirà alle 16 ora locale (le 15 italiane).

Ofir Gendelman, portavoce del premier israeliano Benjamin Netanyahu per i media arabi, ha difeso l’intervento degli agenti sulla Spianata delle Moschee, terzo luogo sacro dell’Islam, sottolineando che “la libertà di culto è garantita, la libertà di tenere disordini no”. Lo stesso leader del Likud è intervenuto, esprimendo sostegno agli agenti: “Questa è una battaglia tra la tolleranza e l’intolleranza, tra la violenza e l’ordine. Elementi che vogliono espropriare i nostri diritti periodicamente ci costringono a essere forti”. Un invito a “esercitare la massima moderazione” è stato rivolto a Israele dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che come gli Usa ha espresso “profonda preoccupazione per le continue violenze nella Gerusalemme Est occupata e per i possibili sfratti di famiglie palestinesi dalle loro case”.

Da Ramallah Hussein al-Sheikh, uno dei più stretti consiglieri del leader dell’Autorità nazionale palestinese, ha condannato l’assalto ad al-Aqsa da parte degli agenti israeliani, avvertendo che prenderà in considerazione “tutte le opzioni per rispondere a questo atroce aggressione contro i luoghi santi e i cittadini”. La Jihad Islamica ha messo in guardia Israele, minacciandolo che pagherà un alto prezzo per “la dissacrazione” del complesso ed “il ferimento di centinaia di suoi difensori”. Avvertimento analogo è stato lanciato da Hamas che ha puntato il dito contro “un crimine di guerra”. “Chiediamo alla nostra intera nazione di scendere in strada e scontrarsi con l’occupazione”, ha esortato il portavoce del Movimento islamico Sami Abu Zuhri. Ad alimentare le proteste nei giorni scorsi, la minaccia di sfratto nei confronti di quattro famiglie palestinesi dal quartiere di Sheikh Jarrah a Gerusalemme Est. La sentenza della Corte Suprema israeliana sul caso, attesa per questa mattina, è stata rinviata su richiesta del procuratore generale Avichai Mandelblit.

Intanto ieri decine di palloni incendiari, provenienti dalla Striscia di Gaza, hanno provocato incendi sul confine; inoltre diversi razzi sono stati lanciati dall’enclave palestinese verso il territorio israeliano, gli ultimi tre questa mattina all’alba, senza provocare anni o feriti ma facendo risuonare le sirene d’allarme a Sderot, Ashkelon e nelle comunità nei dintorni. Le autorità dello Stato ebraico hanno reagito decretando la chiusura del valico di Erez, tranne che per i casi umanitari d’emergenza, e l’interdizione della zona di pesca di Gaza.

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