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Protezione degli adulti vulnerabili, le conclusioni del Consiglio dell’UE

Il Consiglio ha approvato oggi le conclusioni sulla protezione degli adulti vulnerabili in tutta l’UE, in materia civile e penale.

La materia è disciplinata da diverse fonti giuridiche. Per quanto concerne la materia civile, la tematica trova fondamento nella Convenzione dell’Aja del 13 gennaio 2000 sulla protezione internazionale degli adulti – già ratificata da alcuni Stati membri e in via di ratifica da parte degli Stati aderenti – che prevede la protezione, nelle situazioni a carattere internazionale, degli adulti che, a causa di un’alterazione o di un’insufficienza delle facoltà personali, non sono in grado di curare i propri interessi, e nella risoluzione del 1 giugno del 2017 del Parlamento europeo, che invita gli Stati membri a promuovere l’autodeterminazione degli adulti introducendo nel diritto nazionale una normativa in materia di incapacità di intendere.

La protezione degli adulti vulnerabili, compresi quelli con disabilità, richiede un insieme completo di azioni specifiche e mirate, da attuarsi attraverso il rafforzamento della cooperazione tra gli Stati membri.

La Convenzione delle Nazioni Unite del 13 dicembre 2006 sui diritti delle persone con disabilità, di cui l’UE e i suoi Stati membri sono parti, impone agli Stati membri di adottare misure specifiche per sostenere le persone con disabilità nell’esercizio della loro capacità giuridica, in posizione di uguaglianza con gli altri e tutelando i loro diritti.

Sul versante del diritto penale, il programma di Stoccolma pone un forte accento sul rafforzamento dei diritti delle persone nei procedimenti penali. In proposito, il Consiglio ha adottato una tabella di marcia per il rafforzamento dei diritti procedurali di indagati o imputati, nella quale ha invitato la Commissione a presentare le proposte previste, comprese garanzie speciali per indagati o imputati vulnerabili.

Ad oggi, sono state adottate sei misure in materia di diritti procedurali nell’ambito dei procedimenti penali, conformemente alla tabella di marcia: le direttive 2010/64/UE (sul diritto all’interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali), 2012/13/UE (sul diritto all’informazione nei procedimenti penali) e 2013/48/UE (relativa al diritto di avvalersi di un difensore nel procedimento penale e nel procedimento di esecuzione del mandato d’arresto europeo, al diritto di informare un terzo al momento della privazione della libertà personale e al diritto delle persone private della libertà personale di comunicare con terzi e con le autorità consolari) del Parlamento europeo e del Consiglio e le direttive UE 2016/343 (sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali), 2016/800 (sulle garanzie procedurali per i minori, ossia le persone di età inferiore ai 18 anni, indagati o imputati nei procedimenti penali) e 2016/1919 (sull’ammissione al patrocinio a spese dello Stato per indagati e imputati nell’ambito di procedimenti penali e per le persone ricercate nell’ambito di procedimenti di esecuzione del mandato d’arresto europeo).

Al riguardo, la raccomandazione della Commissione del 27 novembre 2013 sulle garanzie procedurali per le persone vulnerabili indagate o imputate in procedimenti penali invita gli Stati membri a rafforzare taluni diritti procedurali di tutti gli indagati o imputati vulnerabili che non sono in grado di capire e partecipare efficacemente al procedimento penale per ragioni di età, condizioni mentali o fisiche o disabilità.

Il programma di Stoccolma, inoltre, invita la Commissione e gli Stati membri a prestare particolare attenzione alle vittime della criminalità. In linea con quanto precede, il 10 giugno 2011 il Consiglio ha adottato una risoluzione relativa a una tabella di marcia per il rafforzamento dei diritti e della tutela delle vittime, in particolare nei procedimenti penali.

La direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio ha istituito norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato, allo scopo di garantire che le vittime di reato ricevano informazione, assistenza e protezione adeguate e possano partecipare ai procedimenti penali. È volta a promuovere il diritto alla dignità, alla vita, all’integrità fisica e psichica, alla libertà e alla sicurezza, il rispetto della vita privata e della vita familiare, il diritto di proprietà, il principio di non-discriminazione, il principio della parità tra donne e uomini, i diritti dei minori, degli anziani e delle persone con disabilità e il diritto a un giudice imparziale.

La prima strategia dell’UE sui diritti delle vittime (2020-2025) riconosce che per le vittime più vulnerabili, quali le vittime con disabilità e le vittime anziane, è particolarmente difficile affrontare i procedimenti penali e gestire le conseguenze del reato subito.

La problematica non è di poco momento se si pensa che l’Eurostat ha previsto che entro il 2050 un quinto della popolazione dell’UE avrà qualche forma di disabilità. Molti di questi adulti sono o diventeranno vulnerabili e, a causa delle molteplici barriere che ancora esistono per le persone con gravi disabilità mentali o fisiche, non sono o non saranno in grado di tutelare i propri interessi in assenza di un adeguato sostegno. In situazioni transfrontaliere, queste difficoltà esistenti possono essere aggravate da ulteriori ostacoli legati alla lingua, alla rappresentanza o all’accesso al sistema giudiziario e ai servizi pubblici in generale.

Nelle conclusioni il Consiglio invita gli Stati membri ad avvalersi delle opportunità di finanziamento disponibili a titolo del bilancio dell’UE al fine di sviluppare azioni connesse alla protezione e alla promozione dei diritti degli adulti vulnerabili, anche nel settore dell’alfabetizzazione digitale. Li esorta altresì a promuovere una maggiore consapevolezza della Convenzione dell’Aia del 2000 sulla protezione internazionale degli adulti e a farne avanzare le procedure di ratifica o le consultazioni su un’eventuale adesione. Il Consiglio chiede agli Stati membri di assicurare la piena attuazione della legislazione esistente in materia di diritto penale e li esorta a migliorare il ricorso ai meccanismi transfrontalieri di protezione delle vittime, nonché a garantire la corretta identificazione degli adulti vulnerabili (siano essi indagati, imputati o vittime), in modo che possano esercitare pienamente i loro diritti.

Le conclusioni invitano la Commissione, nelle questioni di diritto civile, a condurre uno studio volto a riflettere su come si possa rafforzare ulteriormente la protezione degli adulti vulnerabili e a considerare l’eventuale necessità di un quadro giuridico all’interno dell’UE che faciliti la libera circolazione delle decisioni giudiziarie ed extragiudiziali sulla protezione degli adulti vulnerabili in materia civile.

Nelle questioni di diritto penale, le conclusioni invitano la Commissione a considerare se sia necessario rafforzare le garanzie procedurali per gli adulti vulnerabili e a riflettere attentamente sulla necessità di individuare criteri comuni per identificare gli adulti vulnerabili nei procedimenti pena.

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