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Commissione Lavoro Camera, approvata la proposta per il superamento delle differenze salariali

La XI Commissione Permanente della Camera dei Deputati, Commissione Lavoro pubblico e privato, ha approvato una proposta di legge apportante alcune modifiche al Codice delle Pari Opportunità, tendenti al superamento delle differenze di genere nel mercato del lavoro, con particolare riferimento al divario retributivo e all’aumento dell’occupazione femminile, in linea con l’Agenda europea e il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

L’obiettivo che si vuole perseguire con la modifica normativa è l’aumento della partecipazione delle donne nel mercato del lavoro.

Oltre alle tradizionali ragioni che scoraggiano l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro, soprattutto nel settore privato – le maggiori responsabilità familiari e il maggiore carico nei compiti di cura di figli e anziani-  la situazione è stata ulteriormente aggravata dal recente lockdown, imposto dal Governo per il contenimento della pandemia, che ha determinato, tra l’altro, la sospensione del funzionamento dei servizi educativi, sanitari e in generale di sostegno alle famiglie, comportando l’innalzamento del tasso di disoccupazione femminile.

La proposta  introduce una nuova tipizzazione delle fattispecie di discriminazione indiretta di genere, concernente l’organizzazione dei tempi e delle condizioni di lavoro, effettuata in modo da porre il lavoratore in posizione di svantaggio rispetto agli altri lavoratori o da determinarne la limitazione delle opportunità di partecipazione alla vita e alle scelte aziendali o dell’accesso ai meccanismi di avanzamento e di progressione nella carriera, in ragione del sesso, dell’età anagrafica, delle esigenze di cura personale e familiare, dello stato di gravidanza e di maternità o paternità.

In secondo luogo, la proposta estende l’obbligo di redigere il rapporto biennale sulla situazione del personale alle aziende pubbliche e private con 50 dipendenti (attualmente tale obbligo è previsto per le aziende con 100 dipendenti), secondo le indicazioni e i contenuti definiti con decreto del Ministro del Lavoro.

Viene introdotta, a decorrere da gennaio 2022, la certificazione di pari opportunità di lavoro, da attribuire alle aziende che rispettano i parametri minimi fissati nel decreto del Ministro del lavoro. In particolare, a quest’ultimo viene demandata la definizione dei parametri minimi per il conseguimento della predetta certificazione da parte delle aziende con più o meno di 50 dipendenti, a cui sono attribuiti, rispettivamente, l’obbligo o la facoltà di redigere il rapporto sulla situazione del personale. Tali parametri devono riferirsi in particolare alla retribuzione corrisposta, alle opportunità di progressione in carriera e alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro; delle modalità di acquisizione e di monitoraggio dei dati trasmessi dai datori di lavoro e resi disponibili dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali; delle modalità di coinvolgimento delle rappresentanze sindacali aziendali e delle consigliere e dei consiglieri territoriali e regionali di parità nel controllo e nella verifica del rispetto dei suddetti parametri; delle forme di pubblicità della certificazione della parità di genere.

Si prevede, altresì, l’istituzione di un Comitato tecnico permanente sulla certificazione di genere nelle imprese, costituito da rappresentanti del Dipartimento per le pari opportunità, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, del Ministero dello sviluppo economico, delle consigliere e dei consiglieri di parità, da rappresentanti sindacali ed esperti individuati secondo modalità definite con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro delegato per le pari opportunità, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro dello sviluppo economico.

Viene previsto, quale meccanismo premiale per le aziende virtuose, lo sgravio dei contributi previdenziali fino a un massimo di 50.000 euro l’anno. Peraltro, è previsto che i nomi di queste, che hanno conseguito la certificazione, siano pubblicati nel sito del Ministero.

Infine, la proposta reca disposizioni volte a incentivare l’equilibrio di genere negli organi amministrativi delle società pubbliche non quotate, costituite in Italia, prevedendo che a tali società si applichino le norme in tema di equilibrio di genere nell’organo di amministrazione disposte dall’articolo 147ter, comma 1ter, del Testo Unico dell’intermediazione finanziaria (D.Lgs. n. 58 del 1998), in base al quale, per sei mandati consecutivi, il genere meno rappresentato deve ottenere almeno due quinti degli amministratori eletti (ossia il 40 per cento).

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