Compie 90 anni l’ex presidente del Senato Nicola Mancino, ritiratosi a vita privata tra la sua Montefalcione, dove è nato nel 1931, e Avellino. L’esponente dc è stato il primo presidente della Regione Campania – quando diventarono operativi i nuovi enti territoriali, nel 1971 – e poi senatore ininterrottamente dal 1976 al 2006, quando passò al CSM, dove ha ricoperto l’incarico di vicepresidente fino al 2010.
Presidente del Senato dal 1996 al 2001, il nome di Mancino, prima dell’incarico al Csm venne preso in considerazione come candidato alla presidenza della Repubblica nel 1999 ma il veto posto dalla maggioranza del suo partito, il Ppi, apre la strada a Carlo Azeglio Ciampi.
Una vita nella Democrazia Cristiana, nella corrente di Base, con Ciriaco De Mita, Gerardo Bianco, Salverino De Vito e Giuseppe Gargani, è stato ministro dell’Interno dal 28 giugno 1992 al 19 aprile 1994, sotto le presidenze di Amato e Ciampi e porta il nome di Mancino la legge 205/1993 che inasprisce la legge Scelba sui reati ispirati da ideologie fasciste e naziste.
Nel 2012 fu coinvolto nell’inchiesta, poi sfociata in un processo, sulla presunta trattativa Stato-Mafia, dalla quale è uscito assolto, episodio che ha però fortemente segnato l’ex ministro che da allora ha evitato qualunque incarico pubblico ne ha sottoscritto la tessera del Pd, al quale si sente comunque vicino. Le ultime apparizioni pubbliche sono per lo più ad Avellino, dove per anni è stato consigliere comunale.
