Prove tecniche di compattezza sul Quirinale. A meno di 90 giorni dall’avvio del risiko più complesso per la politica italiana, così si esercita il centrodestra che ribadisce la sua prima scelta: Silvio Berlusconi come presidente della Repubblica, voti permettendo. Ma aspetta quella cruciale, di Mario Draghi. Se il premier lasciasse Palazzo Chigi per salire al Colle, in primavera chi sceglierebbe il suo successore? Giorgia Meloni non ha dubbi: gli elettori, con il voto anticipato. E sostiene che la pensa così tutto il centrodestra, Matteo Salvini compreso. “Ci ho parlato – aggiunge la leader di Fratelli d’Italia – Al di là delle dichiarazioni che si fanno quando si sostiene un governo, so che la Lega – esattamente come FdI e Forza Italia – siamo tutti d’accordo. Nessuno ha cambiato idea”.
Del resto la decisione dell’ex governatore di Bankitalia è il dilemma supremo per tutti. E alimenta congetture, strategie, sogni e speranze incrociate. Perfino novità, come quella suggerita dal presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini di inserire anche un sindaco fra i tre rappresentanti della propria regione, che contribuiscano all’elezione del capo dello Stato. “Se sarà possibile”, specifica riprendendo una proposta del presidente dell’Anci, Antonio Decaro. In ballo c’è tanto più del nome del prossimo presidente della Repubblica. Ed è strettamente legato alle intenzioni di Draghi, su cui regna il buio assoluto, e alle conseguenze sulla legislatura. Per Renato Brunetta che fa parte della squadra di governo, non c’è nulla di strano in tanto silenzio: “E’ del tutto naturale per uno come lui e per il suo stile che condivido: prima si fanno i fatti e poi si comunica”, taglia corto. ‘Attendista’ il Pd, dopo la consegna del silenzio imposta dal segretario Enrico Letta. Ma il ministro del Lavoro, Andrea Orlando anticipa un pò la deadline: “Ne parleremo dopo il discorso di capodanno del capo dello Stato”, dice alla Stampa. Prende tempo anche Matteo Renzi: “Che cosa farà Draghi lo scopriremo solo vivendo, perchè il Quirinale è partita complicata”. il numero uno di Italia viva si presta poi al toto possibilità, aggiungendo: “Draghi può fare il presidente del Consiglio,” ma anche “il presidente del Consiglio europeo…”. Apprezzamenti arrivano pure da Maria Elena Boschi: “Non è un tecnico puro, c’è molta visione politica nel suo ruolo tecnico e riguarda il rafforzamento dell’Europa”. Ma la capogruppo renziana alla Camera chiarisce che il dopo Draghi “dovranno deciderlo gli elettori, con un mandato che decida chi governa e chi sta all’opposizione”.
Uno scenario che sembra in linea con il centrodestra, almeno apparentemente. Eppure qualche dubbio sulla compattezza dei tre alleati resta. Nonostante Meloni confermi la lealtà a Berlusconi (“Se si candidasse, figurarsi se FdI non lo sosterrebbe”), c’è un’ovvietà da considerare e legata allo scenario B: “Se Draghi andasse al Quirinale, ragionevolmente, si dovrebbe andare a votare e questo è un punto a favore di Draghi”. E forse a favore di FdI: le elezioni anticipate sarebbero occasione ghiotta per quasi l’unico partito in crescita di consensi, secondo i sondaggi. Diverso per FI. Davvero conviene al partito del Cavaliere sfidare di nuovo le urne? Per evitarlo, ‘basterebbe’ che l’ex banchiere restasse a Palazzo Chigi, consentendo parallelamente al fondatore di FI di coltivare la sua ambizione per il Colle. Invece, se numeri e scenari non lo consentissero, il ritorno al voto diventerebbe inevitabile anche per i forzisti. Resta da registrare il ‘si’ condizionato’ della Lega: sebbene Salvini abbia confermato che “le elezioni sono sempre la via maestra”, domenica non ha nascosto “il timore che molti parlamentari – a partire dai 5 Stelle – faranno di tutto per evitare le elezioni anticipate”. E proprio Giuseppe Conte rimarca che senza Draghi al governo, resterebbero scoperti “obiettivi non ancora raggiunti”, in primis la realizzazione del Pnrr. Da qui la deduzione: “che Draghi rimanga a Palazzo Chigi è la via prioritaria”.
di Michela Suglia