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Riforma Cartabia: Arriva il Tribunale per la famiglia

Il 9 dicembre 2021 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge 26 novembre 2021, n. 206 recante “Delega al Governo per l’efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie e misure urgenti di razionalizzazione dei procedimenti in materia di diritti delle persone e delle famiglie nonché in materia di esecuzione forzata“.

La riforma attesa da anni entrerà in vigore il 24 dicembre. I decreti legislativi, previsti per l’attuazione, dovranno essere emanati dal Governo entro la fine del 2022. Le nuove disposizioni prevedono, tra l’altro, l’introduzione di un rito unitario per tutti i procedimenti in materia di famiglia davanti al Tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie. Le linee della riforma rispondono all’obiettivo di trattare in modo unificato controversie che richiedono una elevata specializzazione così come è già avvenuto per i delitti di mafia e terrorismo, per il diritto societario, per il diritto di proprietà industriale ecc.

Ci sarà finalmente un unico ufficio giudiziario che tratterà le cause relative a separazioni e divorzi, all’affido dei figli, alle adozioni e ai reati commessi dai minorenni, procedimenti che adesso sono divisi tra competenze diverse e frammentate: quelle del tribunale civile, penale e di sorveglianza per i minorenni; quelle del tribunale civile ordinario per le cause riguardanti lo stato e la capacità delle persone (ad eccezione di quelle relative alla cittadinanza, all’immigrazione e al riconoscimento della protezione internazionale); quelle del tribunale civile ordinario in materia di separazioni, divorzi, unioni civili, convivenze; quelle del giudice tutelare per tutti i provvedimenti relativi ai minori; quelle, infine, del tribunale civile ordinario per le cause di risarcimento del danno endofamiliare.

Sono noti gli enormi problemi che ha comportato la parcellizzazione delle competenze in una materia così delicata, per il difficile coordinamento tra i diversi uffici giudiziari, spesso geograficamente distanti, con riflessi negativi sulla durata dei procedimenti e dei relativi tempi di definizione e inevitabili conseguenze sulla sofferenza delle famiglie e dei soggetti coinvolti.

E’ vero, esistono protocolli che favoriscono la trasmissione della documentazione giudiziaria tra giudice penale, che si trova a decidere sui reati perpetrati in un contesto familiare, e il giudice civile che si trova a decidere su una separazione o divorzio o affido di minori relativi al medesimo contesto familiare. Tuttavia il coordinamento spesso non ha facile attuazione. E il giudice civile non ha accesso ai documenti relativi a procedimenti che coinvolgono le stesse parti in sede penale e viceversa. Questa incomunicabilità di fatto tra giudizio penale e giudizio civile – pericolosa, perché rischia di inficiare la stessa amministrazione della giustizia e generare provvedimenti giurisdizionali nè equi e nè giusti, emessi a seguito di istruttorie parziali e incomplete, è felicemente risolta dal Tribunale unico per la famiglia.

In virtù di questa riforma, auspicata da anni, i diversi procedimenti che oggi pendono presso i diversi uffici giudiziari saranno unificati e le decisioni saranno concentrate in capo a una struttura omogenea e altamente specializzata, ubicata in ogni sede di Corte d’Appello e di Tribunale. Tuttavia, forse, si sarebbe potuto fare di più.

Si sarebbe potuto, infatti, concentrare nelle competenze del neoistituito Tribunale anche quelle concernenti i delitti che avvengono nell’ambito della famiglia, come ad esempio i delitti di omicidio, stalking, maltrattamenti, lesioni, percosse. Infatti, anche di queste fattispecie è opportuno che se ne occupi lo stesso giudice cui competono le controversie concernenti separazioni, divorzi, affidi ecc. che coinvolgono i medesimi soggetti. Solo in questo modo potrà trovare attuazione una tutela più efficace per la violenza in ambito familiare, in conformità ai principi della nostra Carta costituzionale.

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