La tesi di Giuliano Urbani sul “toto-Colle”: uno dei pionieri di Forza Italia, ministro nei due primi Berlusconi, in una intervista rivela..
Draghi “è meglio che rimanga al governo, altrimenti rischiamo di pesare di meno in Europa. Per quanto dotato di capacità e influenza, Draghi ricoprirebbe un ruolo con poteri limitati. E la seggiola accanto, quella del presidente del Consiglio, sarebbe magari impegnata da un presidente divisivo”, “Senza Draghi riprenderebbe la competizione fra i partiti. Si tornerebbe al voto”. Lo afferma Giuliano Urbani, uno dei pionieri di Forza Italia, ministro nei due primi Berlusconi, in una intervista a Repubblica.
E sulla candidatura per il Quirinale di Silvio Berlusconi dice: “Non si può non riconoscere al Cavaliere che sia stato un innovatore: lo sta dimostrando ora, con l’insolito metodo dell’autocandidatura, lo ha mostrato in passato, nel bene e nel male. E’ stato interprete del bipolarismo, ha inventato un centrodestra che un po’ ha retto e un po’ ha fatto cilecca, ma è stata una novità importante” ma “in questo momento storico al Paese serve una presidenza che unisce, non che divide. Come è stata quella di Mattarella. Berlusconi sarà capace di cambiare pelle? Ma soprattutto, gli altri lo accetteranno'”. E sui riconoscimenti per i 5S dice: “Lasciamo stare. Modi e contenuti di queste uscite mi sono apparse strumentali, perché legate all’appuntamento del voto per il Quirinale. Ma io ho paura che anche nel centrodestra questa candidatura ponga qualche problema»”. Salvini e Meloni non la appoggeranno fino in fondo? “Il dubbio è lecito. Un Berlusconi che riacquista autorevolezza viene visto dagli alleati con occhio diverso. Una cosa è riconoscergli il ruolo di padre nobile, un’altra accettare che torni davvero a essere il numero uno”. E conclude. “Berlusconi sarebbe un Presidente super partes più nell’apparenza che nella sostanza. E le forze politiche non gli affiderebbero la delega che hanno dato a Mattarella nei momenti difficili come l’attuale. Si porrebbe un problema di governance complessiva del sistema. E torneremmo non a una normale dialettica fra i partiti, ma a una competizione deleteria più forte di prima”. E sostiene che Berlusconi “cerca una rivalsa in termini di immagine. Vede, Berlusconi è una persona che si è convinta di aver subito il Male. Lui dice: non solo merito questo riconoscimento, ma lo esigo. Io credo che Letta e Confalonieri, i consiglieri che ascolta di più, abbiano anche cercato di dissuaderlo. Ma invano”.