Niente alibi. Alcuni settori (trasversali) del sistema politico non vogliono un «esterno» alla presidenza della Repubblica e quindi hanno cercato fino all’ultimo di usare Mattarella per coprire il “no” a Draghi. Il loro problema è che non hanno un candidato che, al pari di Draghi, possa garantire la credibilità internazionale a chi ha scommesso sulla tenuta finanziaria dell’Italia (Franco sul Cds);
La guerra è guerra. Pur di impedire l’arrivo di Draghi al Colle, Berlusconi sta avvisando tutti che, in tal caso, Forza Italia uscirebbe dal governo e quindi si andrebbe a votare. Rimane comunque un mistero: se Berlusconi è il candidato del centrodestra e Pd, 5s e Leu hanno detto che non lo votano, a che serve il tavolo invocato da Salvini? Fonti informate: a dare le giuste garanzie alla sinistra in caso di elezione (Di Caro sul Cds);
Pacificazione de che? Una pacificazione presuppone una guerra in corso ma quella fra Berlusconi e anti-berlusconiani (compresa la magistratura) è oramai una pagina ingiallita nelle pieghe della nostra memoria. Sembrerebbe più una rivincita che una pacificazione. Dice di essere “super partes” ma i segnali non fanno ben sperare: 1) lo slogan è «adesso finalmente tocca a noi»; 2) sta arruolando cani sciolti in cambio di promesse varie che porteranno insinuazioni e inchieste; 3) ha mandato un messaggio di auguri in concomitanza con quelli di Mattarella. Più che gettare ponti, Berlusconi sta scavando trincee (Magri su Rep);
Pillole. Zanda: «La candidatura di Berlusconi è divisiva quindi non va bene». Avverte che «se il nuovo Presidente venisse eletto da una maggioranza risicata il governo cadrebbe immediatamente». Sulla fusione con Articolo 1: «Così come resto freddo sulle scissioni, così resto freddo sulle riannessioni» (int. su La St);
Finale già scritto. Nonostante gli incidenti di percorso (come la battuta di D’Alema), il rapporto fra Pd e Articolo 1 sfocerà nella fusione viste le premesse (il “campo largo” evocato da Letta e l’adesione di Speranza alle Agorà). Inoltre Letta, Speranza e Conte hanno deciso di consultarsi periodicamente e concordare ogni mossa (Labate sul Cds);
Bisogna capirlo. D’Alema è stato un capo vero ed anche l’ultimo figlio del partito quindi si può capire che abbia qualche difficoltà a rientrare nel partito con le ceneri in testa. Deve rientrare da vincitore e con lo scalpo del nemico in mano (Martini su La St).
