A cavallo. A disseminare di mine il percorso di Berlusconi al Colle, sono proprio i suoi alleati. Toti: «Il rischio voto esiste anche con Berlusconi al Colle», «lo voterei ma devono esserci le condizioni», «rischia di fare la fine di Prodi», «è convinto di avere i numeri ma non si deve fidare», etc… (int. su Cds);
Effetti collaterali. L’ipotesi Draghi cresce e il primo effetto collaterale è una crepa fra i renziani del Pd. Andrea Romano, portavoce di Base Riformista, più nervoso: «Letta non deve proporre Draghi perché Salvini e Meloni lo hanno già bocciato» (int. sul Dub). Alessandro Alfieri, coordinatore, più attendista: «Draghi al Colle? Nessuna preclusione» (int. sul Fg);
E ho detto tutto. Lo hanno capito pure i grillini: per paradosso la continuità della legislatura fino al 2023 è garantita meglio con Draghi al Quirinale. La paura che dalla quarta votazione si aprano le gabbie e la situazione diventi ingovernabile farà maturare la consapevolezza di una candidatura unitaria (Franco sul Cds);
Renzi è un diversivo. Il vero problema fra Letta e D’Alema è l’analisi sul ruolo di Draghi. Infatti D’Alema ha riservato al premier il giudizio più abrasivo: «Rischiamo che la crisi politica si accompagni alla crescita di un potere tecnocratico che sarebbe il punto di arrivo dell’antipolitica» (Preziosi su Dom);
Un franco dalemone. D’Alema è il capo carismatico che mancava ai franchi tiratori del centrosinistra: i soliti ignoti che non si riuniscono mai, che non hanno una sede ma che pure sono tantissimi nel Pd e nei 5s. Una galassia sfuggente che nel Pd va roteando nell’orbita di Andrea Orlando e Goffredo Bettini (Merlo sul Fg);
State sereni. Sallusti e Minzolini hanno contestato entrambi a Mattarella di aver ignorato, nel suo messaggio di fine anno, i problemi della giustizia. A pensar male viene da dire che si tratta di una critica strumentale finalizzata a contrastare l’ipotesi di una conferma. Ma i berlusconiani possono stare sereni: Mattarella non è fra i competitor del loro idolo (D’Amato sul Dubbio);
Bentornato. Morassut su D’Alema: «Sostenere di aver avuto ragione e gli altri torto è il modo peggiore per essere riaccolto: non si può rientrare dando calci alla porta» (int. sul Tempo).
