Niente Casini. Calenda: «Cartabia è il nome ideale ma se proprio non è possibile, allora meglio Draghi» (int. su La St). Meglio evitare di avere al Quirinale un sodale di Renzi. Non si sa mai (ndr);
Salvini ha esagerato. In cambio del trasloco al Quirinale, Salvini ha chiesto un rimpasto corposo al governo e Draghi gli ha risposto picche. Il premier ha concesso al massimo ai partiti la possibilità di cambiare i propri ministri ma senza modificare le caselle. Da qui il nervosismo di Salvini (Guerzoni sul Cds);
Effetto Bersani. Intelligente la mossa di Letta, Conte e Speranza di non rispondere con una contro-rosa alla rosa dei tre nomi del centrodestra. Così facendo, infatti, costringono Salvini a puntare veramente su uno di quei nomi alla quarta votazione. Tale nome naturalmente non passerà e Salvini dovrà abbassare la cresta (Polito sul Cds);
Pacco più che pacchetto. I leghisti più accorti hanno avvisato Salvini che nel “pacchetto Casini” è inclusa una riforma della legge elettorale proporzionale, da sempre avversata dalla Lega (Cremonesi e Di Caro sul Cds). È la cambiale che Casini la dovrà per forza pagare a Renzi (ndr);
Ascolta un amico. Ha ragione Letta ad insistere perchè la maggioranza chiuda un accordo collegiale: sarebbe un’assicurazione sulla vita per tutti i leader che, convergendo sullo stesso candidato, potrebbero depotenziare l’effetto dei rispettivi franchi tiratori. Infatti, a rischiare in questa partita non solo i “quirinabili”, ma anche i leader di partito (Verderami sul Cds);
Causa-effetto. Orlando: «Il centrodestra non forzerà la mano altrimenti salta la maggioranza». Per eterogenesi dei fini, chi dice di volere Draghi a Palazzo Chigi in realtà lo spedirebbe a casa (Preziosi su Dom);
Esagerato. Conte pronto ad uscire dalla maggioranza se venisse eletto Draghi (De Carolis sul Ft). Travaglio tiene per le palle Conte dettando la linea anti-Draghi e costringendo l’ex premier ad andargli dietro (ndr);
Cose che contano. Draghi deve pagare pegno per alcuni “sgarbi”: ha ignorato la lista dei ministri che gli portò Tajani; non ha mai chiamato Berlusconi; ha un rapporto glaciale con Franceschini; ha chiuso il telefono in faccia a Toti che gli chiedeva posti nel nuovo governo; Salvini gli imputa la spaccatura fra lui e Giorgetti. E poi c’è il gusto dei mediocri, sopratutto grillini, nel vedere un gigante razzolare giù… (Merlo sul Fg);
O la va o la spacca. Il fallimento di Letta sulle trattative per il Quirinale è l’ultima carta rimasta ai renziani del Pd per tentare di disarcionare il Segretario. Il bellicoso Nardella: «Per costruire alleanze bisogna guardare al popolo degli elettori non alle figure Panini», «se si ragiona in chiave di establishment abbiamo perso in partenza», «prima si dica che idea di Paese si ha in testa», etc… (int. sul Msg).
