Stato confusionale. Centrodestra diviso come non accadeva da tempo. In Forza Italia ci sono filo-leghisti, filo-centristi, anti-Casellati e anti-Draghi ma tutti con un obiettivo in comune: non andare a votare. Meloni può accettare la candidatura di Draghi ma non può digerire quella di Casini. Salvini deve trattare su due tavoli (alleati e centrosinistra) sapendo che nella Lega c’è un forte partito pro-Draghi (Di Caro sul Cds);
Sagace. Un leghista: «Se decidessimo di non votare Draghi al Quirinale poi dovremmo accettare la sua impostazione di governo. E cosa faremmo se non ci piacesse e la Meloni ci bombardasse dall’opposizione? Apriremmo la crisi? E chi lo spiega agli italiani?» (Verderami sul Cds);
Meno male che Giorgia c’è. I tanti voti a Crosetto sono stati un avvertimento di Meloni a Salvini: 1) il tuo ruolo di regista non è affatto scontato; 2) con le forzature non vai da nessuna parte (Franco sul Cds);
Finale già scritto. Salvini è una pallina da flipper: deve trovare una soluzione che tenga insieme il centrodestra ma anche la maggioranza di governo. Un rompicapo che ha un’unica soluzione: Mario Draghi (Preziosi su Dom);
Fatti una domanda. Conte ordina ai suoi di votare scheda bianca ma la stragrande maggioranza dei 125 voti per Mattarella sono grillini (De Carolis sul Ft);
Win-win per Letta. Un esponente dem: “Il centrodestra non ha i numeri per la spallata. Ergo o Salvini tratta preservando il patto di unità nazionale e dunque eleggendo un presidente super partes oppure, se dovesse farcela pescando tra i franchi tiratori, si andrà ad elezioni. Se, invece, riusciranno a fare un governo di destra, meglio ancora: regala un anno di opposizione al Pd (Gentili sul Msg);
Esperimento sociale. Casellati al Quirinale regalerebbe momenti esilaranti. Si è convinta di diventare capo dello Stato e si muove come una maionese impazzita. Tutti quelli che la conoscono di sicuro non la votano. Osvaldo Napoli (Coraggio Italia): «Non sa fare un cerchio nemmeno con un bicchiere» (Merlo sul Fg);
Dolori intercostali. I grillini rientrano fra i dolori intercostali di Letta. Dietro il no di Conte a Draghi c’è il trio D’Alema-Bettini-Franceschini. Letta si aggrappa a Meloni per tentare di sbarrare la strada a Casini e tenere aperto il forno di Mario Draghi. Infatti il “draghicidio” potrebbe portare poi al “letticidio”… (Canettieri sul Fg).
di Giuseppe Licinio
