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Francia: Macron e Le Pen ancora fino all’ultimo round per l’Eliseo

Saranno dunque, come previsto, Emmanuel Macron e Marine Le Pen a sfidarsi nuovamente nell’ultimo round per l’Eliseo, ma il ballottaggio delle elezioni presidenziali francesi del 24 aprile non sarà una riedizione di quello del 2017. Il duello si preannuncia molto più serrato di cinque anni fa. ‘Nulla è scontato’, ha del resto ammonito lo stesso Macron nella serata di ieri mentre arrivavano i risultati del primo turno, che lo hanno visto vincitore con il 27,6% dei voti, un dato superiore al previsto, contro il 23,4% di Le Pen. Per il ballottaggio, secondo i sondaggi di opinione, il margine di vantaggio del presidente in carica è molto più ristretto rispetto al 2017, quando conquistò l’Eliseo con il 66,10% dei suffragi, doppiando l’avversaria. Ora le intenzioni di voto danno Macron in vantaggio di poco rispetto alla leader della formazione di estrema destra Rassemblement National. Macron è avanti con il 51% secondo Ifop, il 52% secondo Elabe e il 54% secondo Ipsos Sopra Steria, quindi 12-15 punti al di sotto delle percentuali ottenute nel 2017.

‘Le intenzioni dei votanti saranno probabilmente volatili e saranno influenzate dalla campagna elettorale appena iniziata tra i due contendenti’, rilevano gli analisti di Barclays. E’ già molto alta l’attesa per il dibattito che opporrà i due candidati la sera del 20 aprile e che cinque anni fa si era rivelato fatale per le ambizioni di Le Pen. Un primo bilancio, comunque, si può già fare: ‘le elezioni presidenziali francesi segnano il secondo e conclusivo passo verso una rivoluzione del panorama politico”, con ‘il collasso dei partiti tradizionali’, che ieri hanno raccolto percentuali minime, mentre è aumentato ‘il voto di protesta’, che – di fatto supera – il 50%. Alla percentuale raggiunta da Le Pen, va infatti aggiunto il 21,6% della sinistra radicale di Jean-Luc Melanchon e il 7% dell’ultra-destra di Eric Zemmour.

La candidata di centro-destra Gollista Valerie Precresse di Les Republicains non ha raggiunto il 5% dei voti necessario per avere il rimborso delle spese della campagna elettorale, in cui era scesa con grandi speranze, l’ambientalista Jadot si è fermato a sua volta al 4,5% e la socialista Anne Hidalgo con l’1,7% ha confermato il tramonto dei partiti storici. Saranno gli elettori dei candidati eliminati l’ago della bilancia del ballottaggio, in primis quelli di Melanchon, che ha gia’ dato un’indicazione di voto affermando che ‘non un voto deve andare a Madame Le Pen’.

Così come hanno fatto Precresse, Jadot e Hidalgo schierandosi apertamente in favore di Macron. Dai sondaggi, tuttavia, non sembra che le rispettive basi elettorali raccoglieranno l’invito all’unisono. Secondo il sondaggio Bfmtv-Elabe, gli elettori di Melanchon dovrebbero dividersi in parti uguali tra Macron (35%), Le Pen (34%) e l’astensione (31%). Così come i sostenitori di Precresse sono intenzionati a votare per il 44% per Macron e per il 40% per la sua avversaria. L’86% degli elettori di Zemmour pensa invece di votare per Le Pen. Nei sondaggi, per altro, l’attuale presidente viene considerato come più in grado di ottenere una maggioranza all’Assemblea Nazionale (61% contro 31% di Le Pen), che renderebbe quindi la Francia più governabile. Percentuali analoghe a favore di Macron se si tratta di scegliere il presidente che meglio rappresenterebbe la Francia all’estero o saprebbe gestire meglio le crisi. Mentre Marine Le Pen appare come la presidente veramente in grado di cambiare le cose (56% contro il 35% di Macron) o quella che capisce meglio le persone. In effetti, negli ultimi cinque anni, la candidata di Rn e’ riuscita a normalizzare molto la sua immagine, si è fatta meno aggressiva e decisamente piu’ empatica, lasciando il ruolo di ‘cattivo’ dell’estrema destra a Zemmour.

Le Pen ha così abbandonato i toni ultra-drastici contro gli immigrati o sull’uscita dalla Ue per puntare sulla difesa del potere d’acquisto di fronte all’infiammata dei prezzi e sul mantenimento, o addirittura la riduzione, dell’età pensionabile che Macron vorrebbe alzare da 62 a 65 anni. Ha anche promesso zero tasse ai giovani sotto i 30 anni e di abolire la tassa di successione. Un programma che costerebbe 68 miliardi di euro e sarebbe finanziato con la re-introduzione della tassa sui patrimoni finanziari (abolita da Macron nel 2017), da minori benefici sociali per gli immigrati (16 miliardi), da 15 miliardi aggiuntivi provenienti dalla lotta all’evasione fiscale, da tagli alle spese governative (8 miliardi) e da minori pagamenti al bilancio Ue (5 miliardi). Il programma di Macron prevede invece misure per 50 miliardi e include un massiccio taglio ai contributi sociali per famiglie, imprese e lavoratori autonomi, un aumento delle pensioni minime, un taglio alle tasse sulla produzione a carico delle aziende o delle imposte a carico delle famiglie (per 7,5 miliardi), l’innalzamento della soglia di esenzione della tassa di successione e dei bonus pagati dalle aziende ai dipendenti, la conferma delle misure per ridurre i costi dell’energia annunciate lo scorso novembre.

Il programma sarebbe finanziato tramite risparmi provenienti dalla riforma delle pensioni e del sistema di assicurazione contro la disoccupazione, dalla modernizzazione e digitalizzazione dell’apparato statale e da tagli alla spesa corrente. Secondo le stime riportate dagli analisti di Ubs, i piani di spesa di Le Pen sarebbero pari al 4,1% del Pil contro l’1,8% di Macron. Opposte poi le visioni dei due candidati in tema di Europa ed estero. I piani di Le Pen, indicano gli analisti di Barclays, anche se non citano piu’ l’uscita dalla Ue o dall’euro, sarebbero comunque incompatibili con l’appartenenza alla Ue, visto che prevedono la supremazia del diritto francese su quello comunitario e restrizioni al movimento di persone e merci. La leader del Rn prevede anche l’uscita dal comando congiunto della Nato, per non parlare del suo sostegno al presidente russo Vladimir Putin e la sua contrarietà alle sanzioni contro la Russia. Una sua vittoria avrebbe conseguenze ‘di vasta portatà per la Francia e l’Europa, riassumono gli analisti del Credit Suisse, prospettando che forse al secondo turno, per evitare un tale esito, alcuni elettori che si sono astenuti al primo, potrebbero andare al seggio per votare per Macron.

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