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Sulle pensioni serve una “giustizia previdenziale”

La riforma del sistema previdenziale è tra gli interventi più urgenti. Ma c’è il problema dei giovani. Con la Commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale abbiamo avviato un percorso che potrebbe portare ad un libro bianco. Bisogna varare un progetto di vera e propria giustizia previdenziale per sanare gli squilibri già esistenti che si accentueranno ulteriormente negli anni. E poi c’è tutto il tema del lavoro autonomo che è sempre stato sempre trascurato. La riforma del sistema previdenziale deve essere associata per forza di cose alla riforma fiscale e a quella dei salari”.

Ad affermarlo è il presidente del CNEL, Tiziano Treu, durante il workshop “Giustizia previdenziale. Come riformare pensioni e welfare” svoltosi al CNEL, in cui sono stati discussi i primi risultati di una ricerca che confluirà in un libro bianco. All’introduzione del sen. Tommaso Nannicini, presidente della Commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale sono seguiti gli interventi dei consiglieri CNEL Michele Faioli e Cecilia Tomassini poi di Paola Bozzao, Rossella Cappetta, Maurizio Del Conte, Andrea Dili, Madia D’Onghia, Andrea Garnero, Chiara Gribaudo, Mauro Maré, Fabrizio Patriarca, Michele Raitano, Rosa Bianca Sanna e Gianfranco Santoro.

 Sulla riforma del sistema previdenziale il CNEL ha istituito un gruppo di lavoro composto da esperti di tutta Italia per raccoglie proposte concrete.

Le recenti previsioni ISTAT ipotizzano un rapido declino quadro demografico con la diminuzione di circa 10 milioni della popolazione italiana entro il 2065, l’assottigliamento della popolazione tra i 15 e i 64 anni e il conseguente aumento relativo della componente più anziana (dal 23% al 34%). Le famiglie subiranno un processo di frammentazione: saranno più numerose e più piccole, aumentando quindi il numero di anziani soli (1,8 milioni in più entro il 2040). 

La bassissima fecondità, unita all’aumento della longevità e soprattutto alla peculiare diversità della struttura delle generazioni nate tra gli anni Cinquanta e Sessanta rispetto a quella dei nati tra gli anni Settanta e Ottanta, apre quindi nel prossimo futuro uno scenario di potenziale squilibrio tra la popolazione attiva sul mercato del lavoro (finanziatori del sistema) e i beneficiari delle rendite previdenziali, un pericolo per la sostenibilità finanziaria dell’intero sistema – ha detto la consigliera CNEL Tomassini – Proprio la previsione di questo scenario, già avvertita dai demografi agli inizi degli anni Novanta, è all’origine del complesso processo di riforme previdenziali avviato nel 1995 dalla Legge Dini e parzialmente concluso dalla cosiddetta riforma Fornero con relativi correttivi temporanei (quota 100). Ignorare queste dinamiche potrebbe rivelarsi un punto cieco critico per la conoscenza, la valutazione e il monitoraggio, specialmente rispetto a quell’obiettivo di sostenibilità finanziaria ed equità sociale che aveva richiesto l’avvio del processo di riforma del sistema pensionistico italiano”.

Qualunque riflessione riformatrice sugli enti previdenziali di prima o di seconda generazione deve muovere, da una parte, da una analisi delle proiezioni demografiche, socio-economiche, reddituali, concorrenziali inter e infra-categoriale, e, dall’altra, dall’analisi dell’effettiva volontà che quel gruppo professionale esprime sul proprio futuro previdenziale, anche in una logica di solidarietà intergenerazionale”, ha sottolineato il consigliere CNEL Faioli.

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