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Rassegna

“Dai giornali”, press review 18 luglio 2022

Cane morde cane. Mario Draghi non lascerà. Sarebbe una mancanza di rispetto verso il Paese e i cittadini: quando una personalità esterna alla politica viene chiamata a risolvere una situazione di emergenza nasce un rapporto morale con i cittadini: il senso del dovere verso lo Stato viene sopra qualsiasi cosa, anche le motivazioni personali (Mario Monti impartisce lezioni di etica a Draghi);

Crisi di buon senso. Caro Draghi se il decreto sul termovalorizzatore lo avessi fatto votare a parte, non saremmo arrivati a questa tragicommedia. Inoltre ti sei dimesso dopo aver ottenuto la fiducia cioè il contrario di quello che dice la Costituzione. Ma non sei solo in questa crisi di ragionevolezza: Lega e M5s volevano farsi un anno all’opposizione per rigenerarsi ma il voto a settembre farà saltare tutti i piani (Ainis su Rep dà un colpo al cerchio e uno alla botte ma il vero bersaglio è Draghi);

Strada stretta. La strada per salvare la legislatura è una sola: un’altra scissione dei 5s che renda i grillini definitivamente ininfluenti. I fuoriusciti non andrebbero con Di Maio ma creerebbero un nuovo gruppo con un nome molto simile al M5S così da fargli pure un danno elettorale (Pucciarelli su Rep);

Gloria all’orizzonte. Virgy aspetta che Conte vada a sbattere per poi prendersi il posto. Con la nuova scissione in arrivo rimarranno solo i parlamentari più sguaiati e lei sarebbe la leader naturale. Di Battista le ha garantito che a lui interessa solo il seggio e lo stipendio sicuro (Roncone sul Cds);

Parole sagge. Alcuni politici vivono continuamente nella dimensione social per stupire con la promessa a effetto, lo slogan che cattura like, la reazione immediata a tutte le rabbie. Mai programmi, risposte concrete, sforzi per migliorare il Paese. Siamo sommersi dalla demagogia e da una crisi che rappresenta il risultato dell’azione di politici (il direttore Fontana sul Cds sfrutta la rubrica delle lettere per menare fendenti);

Numeri. Tra Camera e Senato i grillini sono 165. Di Maio ne ha 64. Se 51 lasciano Conte per Di Maio c’è il sorpasso e l’umiliazione definitiva per Conte. Di Maio potrebbe a ragione dire che il M5s è lui (Napolitano sul Gn). A uscire sarebbero quasi tutti big al secondo mandato: D’Incà, Dadone, Sibilia, Fontana, Cancelleri (fratello e sorella), Crippa, Bonafede, Fraccaro, Buffagni, Giula Grillo, etc. Patuanelli è al primo mandato e quindi seguirà Conte (Vanghetti sul Msg).

 

di Giuseppe Licinio

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