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CULTURA

Rivedere “Gli anni interessanti” è possibile, fino al 16 ottobre al Museo di Roma in Trastevere

Dal boom agli anni di piombo, così cambiò l’Italia

Uno scorcio della città dalla sommità del grattacielo Pirelli ancora circondato di ponteggi e il dj di Radio Milano International, simbolo del dilagare delle emittenti libere. Hanno per teatro il capoluogo lombardo le immagini che incorniciano un quindicennio cruciale, il periodo dal 1960 al 1975 in cui l’Italia cambiò pelle lasciandosi alle spalle la tradizione, l’arretratezza e i segni profondi lasciati dalla guerra per affrontare la modernità, con tutti i prezzi da pagare richiesti da questa sfida.

A raccontare il Paese dall’effervescenza del boom economico all’avvio della stagione cruenta del terrorismo è la mostra ‘Anni interessanti’, promossa dall’Archivio Luce e da Roma Culture fino al 16 ottobre al Museo di Roma in Trastevere, attraverso lo sguardo di un gruppo ristretto di grandi maestri e, soprattutto, l’approccio asciutto dei reporter senza nome delle agenzie fotografiche Vedo, Dial, Publifoto e Archivio Farabola.

Enrico Menduni, il curatore, ha scelto 124 immagini per comporre l’identikit della nuova Italia che andava prendendo forma tra ricchezza e possibilità, crescita al nord e spopolamento al sud, benessere e tensioni sindacali, lavoro e cortei di protesta, l’influenza marcata della Chiesa e la classe politica, drammi sociali e voglia di leggerezza. Sotto l’occhio dei professionisti dello scatto passa un’Italia che sembra lontana anni luce. Il bianco e nero delle foto di cronaca disegna, però, il profilo di una società che cerca di liberarsi con fatica da abitudini antiche.

Accanto alla povertà delle periferie e dei paesi, ecco i segnali del cambiamento dei costumi, le stelle del cinema e della canzone, i balli ‘moderni’, la frenesia delle grandi opere pubbliche, le autostrade e gli edifici simbolo del miracolo economico, le manifestazioni per affermare diritti, il lavoro in fabbrica, la pubblicità dei cartelloni e della tv. Lucio Dalla nel 1971 su una automobile sportiva durante il Cantagiro, Luigi Tenco sul palco del Festival di Sanremo il 26 gennaio 1967 poche ore prima di morire, i Beatles nel 1965 a Milano nella loro unica tournee italiana, Rita Pavone nel 1964 all’aeroporto di Fiumicino, la pedana della discoteca Piper.

Spuntano un Alberto Sordi serissimo tra un prete e le suore in un seggio elettorale nel 1960, le castigatissime candidate di Miss Italia in fila sul bordo di una piscina, Firenze ferita dall’alluvione del 1966, gli ingorghi sulle strade e i primi spostamenti di massa per le vacanze estive. Per le tensioni politiche parlano le immagini degli incidenti di piazza contro il governo Tambroni nel 1960 e Giorgio Almirante strattonato davanti a una facolta’ della Sapienza nel 1968.

La voce delle donne è affidata alle mature manifestanti incappottate che sfilano all’inizio degli anni Settanta per il nuovo diritto di famiglia sotto l’esplicito striscione: “Non vogliamo più essere la costola di Adamo”. Tra le gru e la gabbie delle impalcature ecco un pilone in costruzione tra il 1963 e il 1967 del Ponte Morandi a Genova, piazza Duomo nel 1969 il giorno dei funerali di Stato per le vittime di Piazza Fontana, il Cortile della Questura di Milano durante la simulazione per ricostruire la dinamica della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, il dirigente della Sit Siemens Idalgo Macchiarini sequestrato dalle Br nel 1972, Pier Paolo Pasolini nell’ottobre 1975 a Sabaudia pochi giorni prima di essere ucciso all’idroscalo di Ostia.

Quell’Italia, osserva Menduni, scontava il ritardo nell’introduzione delle riforme (parità di genere, nuovi codici, divorzio…) “che nel resto d’Europa erano già parte del senso comune, ma da noi dividevano il Paese” e si raccontava secondo due filoni paralleli, “un paese ormai prospero e intento a riti collettivi vacanzieri e consumistici propri di un benessere in procinto di arrivare” e “un territorio inquieto, dove vecchi problemi irrisolti coesistevano con nuove contraddizioni, frutto di anche di quel tumultuoso progresso essenzialmente materiale”. Il lavoro svolto in questo scenario degli sconosciuti professionisti delle agenzie, destinato ad esaurirsi nello scatto di cronaca e a finire nel dimenticatoio, torna invece ora a vivere con forza mostrando dettagli preziosi per capire da dove arriva l’Italia di oggi.

IL CONTESTO STORICO

di Luciano Fioramonti

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