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L’ambasciatore russo Sergey Razov convocato in Farnesina: i dettagli

Sergey Razov

L’Italia formalizzerà alla Russia che non riconosce l’esito dei referendum in Ucraina organizzati dalle forze di occupazione. E lo farà oggi alla Farnesina, dove è stato convocato l’ambasciatore Sergey Razov. Quella di Roma non è un’iniziativa isolata, ma in ambito Ue, tanto che a Berlino si sono mossi nella stessa direzione. L’obiettivo è dare un segnale di condanna a Mosca per quest’ennesimo strappo, aggravato dalle minacce al ricorso di armi nucleari, che rischia di avvitare il conflitto in una spirale senza ritorno. E sullo sfondo resta alta l’attenzione della crisi del gas.

Un tema, ha reso noto il ministro Roberto Cingolani, che sarà affrontato con i diplomatici di Mosca. L’annessione alla Russia delle regioni di Kherson, Donetsk, Lugansk e Zaporizhzhia, proclamata solennemente da Vladimir Putin venerdì scorso al Cremlino, è stata duramente respinta dai leader occidentali – da Joe Biden a Emmanuel Macron, da Olaf Sholz a Mario Draghi – perchè giudicata il frutto di un referendum farsa. Così come era accaduto nel 2014, per la Crimea. Adesso l’Ue questa posizione netta vuole metterla nero su bianco, lanciando un’iniziativa coordinata tra i 27. Italia e Germania hanno convocato i rispettivi ambasciatori russi, altri seguiranno.

La Gran Bretagna, al fianco di Kiev pur non essendo più parte dell’Ue, lo ha già fatto. A Roma, in particolare, l’ambasciatore Razov è atteso in mattinata alla Farnesina per un colloquio con il segretario generale Ettore Sequi. Il messaggio dell’Italia, così come quello dei partner Ue, sarà chiaro: sostegno alla sovranità e l’integrità dell’Ucraina, respingimento netto dei referendum perchè illegali e fuori da ogni logica di diritto internazionale. E poi ancora, rifiuto delle minacce nucleari di Putin, che non ha escluso il ricorso a questo tipo di armi per difendere un territorio ormai considerato suo. Oltre ai referendum e all’evoluzione del conflitto sul terreno, la partita più complicata che si gioca con Mosca è quella del gas, nei giorni in cui è ancora fitto il giallo delle esplosioni che hanno provocato diverse falle ai due impianti Nord Stream.

“L’argomento all’ordine del giorno è chiarire la situazione dei sabotaggi”, ha detto il ministro Cingolani, aggiungendo che alla Farnesina, con Razov, “si partirà sicuramente dal sabotaggio di Nord Stream, si farà un punto sulla guerra”. Sempre sul tema del gas, le preoccupazioni principali dell’Italia sono legate all’interruzione del flusso a Tarvisio, dove arriva il Trans Austria Gas Pipeline. Ufficialmente, è la versione di Gazprom, per un problema tecnico, ma non e’ escluso che si tratti di una ritorsione di Mosca, in vista di nuove sanzioni europee o del via libera al tetto al prezzo del gas. Per l’ambasciatore Razov si tratta della terza convocazione alla Farnesina in 6 mesi. La prima volta, ad aprile, per avere la notifica dell’espulsione di 30 diplomatici russi.

La seconda a giugno, per ricevere le proteste del governo sulle accuse di russofobia rivolte dal diplomatico alle autorità e ai media italiani. Tutte spie che il rapporto tra Roma e Mosca, tradizionalmente improntato al dialogo, non si potrà ricomporre finché proseguirà l’invasione dell’Ucraina. Su questo fronte, del resto, è stata netta anche Giorgia Meloni, premier in pectore del prossimo governo. Perchè ha definito “senza valore giudico e politico” i referendum in Ucraina ed ha bollato l’azione di Putin come una “minaccia la sicurezza dell’intero continente europeo”.

di Luca Mirone

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