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Superbonus, allarme Ance: “Lo sblocco dei crediti è urgente, 115mila cantieri sono a rischio”

Lo stop alla cessione dei crediti verso gli enti locali, che di fatto blocca il meccanismo del Superbonus, è ancora al centro del dibattito economico e politico. In commissione Finanze proseguono le audizioni sul decreto di riordino degli incentivi, ma il tema non ha ancora una soluzione, almeno stando a quanto spiegano le varie associazioni di categoria. Come Ance, che lancia un serio allarme: “La liquidità delle imprese è azzerata, i cantieri si fermeranno a brevissimo, ci sarà il blocco della produttività e dei pagamenti ai fornitori, con il tema dei lavoratori”. I numeri sono importanti: “Parliamo di circa 115mila cantieri a rischio in questo momento, oltre 32mila imprese coinvolte e 170mila lavoratori, che raddoppiano se si considera l’indotto. E’ un problema drammatico e urgente”, avverte il vicepresidente, Stefano Betti. Tutto questo se non verranno sbloccati i “circa 19 miliardi di euro (da stima del governo) già maturati” di crediti incagliati. Tra le proposte portate all’attenzione del Parlamento da Confedilizia, poi, c’è quella di “consentire fino al 30 aprile l’utilizzo della cessione del credito e dello sconto in fattura”. Inoltre “mantenere il meccanismo per gli interventi nelle unità immobiliari indipendenti, che riguardano nel 2023 le famiglie a basso reddito” e “permettere l’utilizzo del Superbonus al 110 o al 90 percento anche per le spese sostenute fino al 30 giugno 2024” oltre alla possibilità di “prevedere, in capo dei beneficiari, la possibilità di trasformare la detrazione in credito d’imposta” e “disporre che le detrazioni non usufruite nel corso dell’anno di riferimento possano essere utilizzate in anni successivi”. La confederazione chiede anche di conservare “forme di cessione del credito e sconto in fattura per gli interventi di miglioramento sismico e di eliminazione delle barriere architettoniche”.

Il governo, subito dopo l’approvazione del decreto Incentivi, aveva individuato come soluzione quella di utilizzare gli F24 in compensazione dei crediti maturati. Per Confimi Industria l’idea va “molto bene” per dare una risposta rapida al problema. Ma l’auspicio che il vicepresidente, Nicola Fontanarosa, esprime in audizione è che “possa essere creata una piattaforma per mettere in comunicazione chi cede i crediti d’imposta con coloro che li acquistano, monitorando i gravi fenomeni speculativi che sono già in atto, purtroppo”. Inoltre, “i tempi per perfezionare un’operazione di cessione dei crediti dai 60 giorni originari sono arrivati ben oltre i 180-210 giorni. Questo è intollerabile e inaccettabile, bisogna tornare in una condizione normale”. Vede il bicchiere mezzo vuoto, invece, il presidente nazionale di Conflavoro Pmi, Roberto Capobianco: “Bene la compensazione, che anche Abi sta proponendo, per gli F24 delle aziende clienti delle banche, ma non basta. Serve che lo Stato metta in campo uno strumento per acquistare i crediti delle aziende, dando loro elementi che possano patrimonializzare attraverso l’emissione di Btp e Ctz”. Chiede di “intervenire su un patrimonio vetusto e insicuro” la presidente di Confindustria Assoimmobiliare, Silvia Rovere, spiegando che l’Italia è “un Paese insicuro, abbiamo visto recentemente i terremoti, non dobbiamo farci trovare impreparati”.

L’associazione ribadisce le “forti perplessità e contrarietà” per gli effetti sul Superbonus, considerando “l’impatto estremamente negativo che ha causato sulla filiera rigenerazione della urbana e degli edifici che si stava muovendo secondo dinamiche normali di mercato”. Per il Consiglio nazionale dei commercialisti delegato alla fiscalità, invece, occorre “estendere, in tempi estremamente rapidi, il perimetro della compensazione delle banche anche agli F24 che raccolgono per conto dei loro clienti, con una percentuale sostenibile e ragionevole”, perché “questa è la misura fondamentale che potrebbe aiutare a risolvere il problema dei crediti incagliati”. Inoltre, il Cndcec propone “una proroga più ampia, almeno al 28 aprile rispetto al 31 marzo 2023, del termine per la presentazione delle comunicazioni per l’opzione della cessione del credito e lo sconto in fattura, riguardo le spese sostenute nel 2022, in modo da concedere più tempo a contribuenti e banche per perfezionare quante più acquisizioni possibili”. Anche la politica continua a discutere. Il Pd con i senatori della commissione Ambiente e Lavori Pubblici ha incontrato Abi, Ance, Confartigianato, Rete delle professioni tecniche, Confesercenti, Consiglio nazionale ingegneri, Consiglio nazionale architetti pianificatori paesaggisti e conservatori, Consiglio nazionale geometri, Confedilizia, Confapi, Alleanza Cooperative italiane, Confindustria, Casartigiani, Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil. Delle criticità connesse al provvedimento del governo, ne ha parlato anche con Cna con una delegazione di deputati guidata dalla capogruppo, Debora Serracchiani.

Al centro della riunione le proposte per risolvere l’emergenza sui crediti incagliati e la reintroduzione della possibilità di cessione del credito e sconto in fattura e il tema del mantenimento con decalage dei bonus edilizi. Renderli strutturali significherebbe dare certezze alle imprese e sostegno economico all’iniziativa green delle famiglie, in sintonia con la direttiva Ue, fanno sapere i dem. Mentre i Cinquestelle attaccano a testa bassa Giorgia Meloni e il suo esecutivo: “La crisi innescata dal decreto sulla cessione dei crediti derivanti dai bonus edilizi sta creando un pericoloso cortocircuito, non solo a danno di imprese e lavoratori, ma anche alle persone con disabilità”. Domani sarà la volta di Confindustria, che sarà ascoltata dalla commissione Finanze della Camera. Dunque, la partita non è ancora chiusa (GEA).

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