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Morte Napolitano: l’addio laico alla Camera nel segno dell’unità

Svolte le esequie di Stato civili con cerimonia di commemorazione del Presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano

“Ci scriveva sempre, ci telefonava quando vedeva dei cartoni in televisione che pensava ci sarebbero piaciuti. Ci veniva a prendere a scuola e ci portava a villa Borghese per un gelato. Ha sempre trovato il tempo per me e Simone, nonostante i suoi impegni”.

A restituire il lato più umano e tenero di Giorgio Napolitano, in un’aula di Montecitorio più solenne che mai per le esequie laiche e di Stato del presidente emerito, è la nipote Sofia May Napolitano. Il corteo con il feretro, partito da Palazzo Madama, arriva alla Camera un quarto d’ora prima di mezzogiorno, accolto in piazza Montecitorio dalla vedova Clio Bittoni, 88 anni, mentre risuonano le note dell’inno di Mameli. La bara viene poi condotta nella sala dei ministri, dove resterà – vegliata dai corazzieri – per tutto il tempo della cerimonia. E dove riceverà l’omaggio delle autorità italiane ed estere: dal capo dello Stato Sergio Mattarella ai presidenti delle Camere, dal premier Giorgia Meloni al presidente della Consulta Silvana Sciarra, dal presidente francese Emmanuel Macron a quello tedesco Frank-Walter Steinmeier, fino all’ex presidente transalpino Francois Hollande. Subito dopo aver aperto la cerimonia, il presidente della Camera Lorenzo Fontana invita l’emiciclo a un minuto di silenzio. “Con la sua morte scompare una figura di altissima levatura politica, il cui profondo senso delle Istituzioni e il rigore morale costituiscono un esempio straordinario di impegno al servizio della Repubblica” sottolinea Fontana, mentre il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ricorda: “Napolitano ha sempre rivendicato le sue origini e la storia politica cui ha sempre creduto. E’ stato la testimonianza di una cultura politica che si fa istituzione. Come tutti i leader ha avuto confronto e contrasti anche duri, ha assunto scelte difficili e attraversato tempi perigliosi, che tuttavia ha sempre affrontato con coerenza verso i propri principi, sapendoli conformare con i tempi”.

Il figlio Giulio, invece, ha espresso “un deferente ringraziamento a Papa Francesco per le parole e i gesti che ci hanno emozionato”, per poi continuare: “Non ricordo un giorno della vita di mio padre che non sia stato di lavoro, la politica era per lui una cosa seria, come per molti della sua generazione” e “non sopportava la demagogia e la riduzione dello scontro politico a urlo e invettiva”. Rotto dalle lacrime il discorso di Anna Finocchiaro: “Ho lavorato con lui tanti anni e posso dire in piena coscienza alla sua famiglia, e ai tanti che come me l’hanno profondamente amato e rispettato, che ha speso la sua vita per l’Italia e ad essa appartiene la sua memoria”. “In pochi lo ricordano, ma Napolitano sempre farà riferimento alla questione politica del ruolo e della condizione delle donne italiane” aggiunge la presidente della Fondazione Italiadecide, per tanti anni impegnata in prima linea nell’agone politico. “Era aperto a tutto e a tutti, tranne che all’approssimazione” è invece il ricordo di Paolo Gentiloni, commissario europeo ed ex premier, che di Napolitano sottolinea come “fu un precursore della scelta atlantista, che sempre difese”. Gianni Letta, per anni sottosegretario alla presidenza del Consiglio nei governi Berlusconi, parla di un “lutto repubblicano, per cui non ci sono divisioni di parte, che non cancella ma supera le divisioni culturali e politiche”.

“Dopo Berlusconi, Napolitano a tre mesi l’uno dall’altro: mi piace immaginare che lassù possano dirsi quello che non si dissero quaggiù e placata ogni polemica possano chiarirsi e ritrovarsi nella luce” chiosa Letta. “Tarderà molto a nascere, se nascerà un uomo con le sue virtù, dedito all’Italia. Ha insegnato a tutti noi che la politica siamo noi stessi” è invece il pensiero di Giuliano Amato, ex premier e presidente emerito della Corte Costituzionale. A più riprese, nel corso della cerimonia, è stato messo in luce non solo lo spessore politico, ma anche quello culturale di Napolitano, con riferimenti su tutti a Benedetto Croce e Thomas Mann. Un laico Napolitano, come dimostra la scelta delle esequie, ma non insensibile a un “discorso spirituale, non confessionale, nel senso più alto e più ampio del termine”, come testimoniato dal cardinal Gianfranco Ravasi che ha rievocato diversi momenti del loro rapporto personale. “Vorrei portare un fiore ideale sulla sua tomba, un verso tratto dal libro del profeta Daniele: ‘i saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento, coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre'”. Ad assistere ai funerali anche Iole Mancini, 103 anni, staffetta della Brigata Garibaldi. Un addio che riesce ad unire, eccome. E Napolitano, presidente del 150esimo anniversario dell’unità, ne sarebbe stato contento.

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