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Riforma costituzionale: cosa cambierebbe con il premierato?

IN FOTO LE PERSONALITA' DI GOVERNO CHE VOGLIONO IL PREMIERATO - PH: FABIO FRUSTACI

La riforma costituzionale che introduce l’elezione diretta del presidente del Consiglio, varata dal Consiglio dei ministri lo scorso 3 novembre, nelle intenzioni del governo garantisce “il diritto dei cittadini a decidere da chi farsi governare, mettendo fine alla stagione dei ribaltoni” e “garantire che chi viene scelto dal popolo possa governare con un orizzonte di legislatura, assicurando una stabilità che è una condizione sostanziale”.

Con queste parole, al tempo, la premier Giorgia Meloni aveva introdotto la proposta, frutto della mediazione tra le idee che avevano originariamente le diverse anime della maggioranza. Nei fatti, la riforma introdurrebbe un meccanismo di legittimazione democratica diretta del presidente del Consiglio dei ministri, eletto a suffragio universale con apposita votazione popolare che si svolge contestualmente alle elezioni per le Camere, mediante una medesima scheda. Si prevede, inoltre, che il premier sia eletto nella Camera per la quale si è candidato e che, in ogni caso, sia necessariamente un parlamentare.

Il ddl fissa inoltre in cinque anni la durata dell’incarico del presidente del Consiglio, prevedendo che possa essere sostituito solo da un parlamentare della maggioranza e solo al fine di proseguire nell’attuazione del medesimo programma di governo (ma questo può accadere solo una volta, se il sostituto non dovesse ottenere la fiducia si torna alle urne). Si affida poi alla legge la determinazione di un sistema elettorale delle Camere che, attraverso un premio assegnato su base nazionale, assicuri al partito o alla coalizione di partiti collegati al presidente del Consiglio il 55 per cento dei seggi parlamentari, in modo da assicurare la governabilità.

Il ddl supera infine la categoria dei senatori a vita di nomina del presidente della Repubblica, precisando che i senatori a vita già nominati restano comunque in carica: all’origine della decisione il fatto che – secondo la maggioranza – con il taglio dei parlamentari introdotto con la legislatura in corso l’incidenza dei senatori a vita, il cui numero era invece rimasto invariato, era molto aumentata.

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