Gli elettori possono votare fino a cinque referendum con cinque schede diverse in cabina
Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia si sono schierati per l’astensione rispetto ai 5 referendum.
Diversa la posizione di Noi Moderati di Maurizio Lupi che ha annunciato di votare No su tutti i quesiti, così come farà anche il presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale degli azzurri, Roberto Occhiuto. Diversificata la posizione dei partiti di opposizione, con Alleanza Verdi-Sinistra schierata per il sì a tutti e cinque i quesiti.
Il Pd ha una linea ufficiale a favore del Sì su tutti i referendum, anche se alcuni esponenti dem – l’ala riformista – hanno annunciato che voteranno Sì solo ai quesiti sulla cittadinanza e sulla sicurezza sul lavoro, e No agli altri tre che coinvolgono, in parte, il Jobs Act.
Il Movimento 5 Stelle ha invitato i suoi elettori a votare Sì sui quattro referendum sul lavoro, lasciando libertà di voto su quello relativo alla cittadinanza (su cui il presidente Giuseppe Conte ha dichiarato comunque che voterà Sì, pur non convinto dal quesito).
Da Azione un Sì convinto sulla scheda che interviene sulla cittadinanza e 4 No su quelli relativi al lavoro.
Per quanto riguarda Italia Viva, Matteo Renzi ha invitato i suoi elettori a votare Sì al quesito sulla cittadinanza, No a quello sui licenziamenti e i contratti a tutele crescenti e a quello sulla reintroduzione delle causali nei contratti a tempo determinato, che di fatto sono il cuore del suo Jobs Act. Libertà di voto, invece, sugli altri due quesiti: quello sulla responsabilità in caso di incidenti sul lavoro e quello sui licenziamenti, e i relativi risarcimenti, nelle piccole imprese.
AVS è tra le forze politiche che più chiaramente sostengono il Sì su tutti i quesiti referendari,
Più Europa indica, invece, due Sì (su cittadinanza e sicurezza sul lavoro) – e del no sugli altri tre quesiti.
Gli orari di voto sono distribuiti su due giorni per agevolare la partecipazione: domenica 8 giugno dalle 7 alle 23 e lunedì 9 giugno dalle 7 alle 15. Gli elettori possono votare fino a cinque referendum con cinque schede diverse in cabina.
L’ultimo referendum in Italia che ha superato il quorum e quindi è stato valido risale al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, quando la partecipazione fu del 65,5%, con il 59,1% dei voti contrari alla riforma proposta. Da allora, molti referendum abrogativi non hanno raggiunto la soglia minima di partecipazione e sono stati considerati invalidi.