Emilio Fede, storico volto del giornalismo televisivo italiano, è morto oggi all’età di 94 anni. Nato a Barcellona Pozzo di Gotto nel 1931, Fede ha avuto una carriera segnata da momenti di grande rilievo nel panorama mediatico. Ha iniziato al Messaggero, quindi è entrato in Rai nel 1961 come inviato (lo è stato anche in Africa per 8 anni), per poi diventare direttore del Tg1. Nel 1991 ha fondato Studio Aperto, l’anno successivo ha assunto la direzione del Tg4, incarico che ha mantenuto fino al 2012.
Fede è noto per aver portato il Tg nelle tv commerciali e per aver innovato il modo di fare giornalismo con una narrazione spesso spettacolare e schierata, in particolare con la sua vicinanza e devozione a Silvio Berlusconi, di cui è stato il massimo cantore. Tra i momenti più noti della sua carriera, la diretta di oltre 18 ore dal salvataggio del piccolo Alfredino Rampi e la prima notizia in Italia della guerra del Golfo nel 1991. Non sono mancate controversie e accuse, tra cui una condanna definitiva per favoreggiamento della prostituzione legata alla vicenda Ruby, che hanno segnato il suo declino mediatico.
La sua vita privata ha avuto un punto fermo nella moglie Diana De Feo, giornalista e senatrice, sua compagna di quasi sessant’anni, a cui era profondamente legato. Fede ha affrontato con orgoglio e ironia anche le sue gaffes e l’immagine pubblica di personaggio teatrale e controverso.
Gli ultimi anni lo hanno visto lontano dalla scena televisiva, ma fino all’ultimo è rimasto lucido e combattivo, definito dai familiari un “guerriero”. La sua morte segna la fine di un’epoca nel giornalismo italiano, quella della tv politica e del racconto spettacolare, di cui lui è stato icona e protagonisti indiscusso. Oggi viene ricordato dalle figlie e anche colleghi non molto avvezzi ai riconoscimenti umani e professionali come Enrico Mentana e Bruno vespa hanno speso parole importanti per il giornalista siciliano.