Un libro, uscito per la prima volta quasi vent’anni fa, si arricchisce oggi di nuove atmosfere e di un nuovo capitolo, dedicato alla storia di un processo e di una lotta collettiva che hanno trasformato una vittima destinata a essere dimenticata per sempre nell’eroina di una leggenda civile
“Le donne sono una spina dorsale del movimento antimafia, anche se spesso non lo si sa, perché i sentimenti sono l’elemento incrollabile di fronte alle pretese della mafia”. Comincia così la lezione di Nando Dalla Chiesa al liceo Sabin di Bologna di fronte a studenti e studentesse di quinta superiore. Il sociologo, figlio del generale Carlo Alberto, ucciso da Cosa Nostra nel 1982, è stato invitato a parlare di donne che si sono ribellate alla mafia, a partire dal suo libro “Le ribelli. Storie di donne che hanno sfidato la mafia per amore”, scritto nel 2006 ma ‘aggiornato’ nel 2024 includendo vicende più recenti, come quella di Lea Garofalo L’incontro, promosso nell’ambito di un accordo tra Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna e sezione regionale dell’Unione province italiane nell’ambito delle iniziative per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, è stato introdotto da Luca Sparnacci, responsabile Ufficio Europa di Upi, e da Paolo Trande, consigliere segretario dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna con delega alla promozione della legalità, con quest’ultimo che ha ricordato i dati drammatici dei femminicidi e la necessità di “educazione sessuale nelle scuole”.
Dalla Chiesa, professore ordinario di Sociologia della criminalità organizzata, si è confrontato con le domande degli studenti, e si è soffermato sulla sua vicenda personale di attivista dell’antimafia, alternandola con le storie presenti nel libro di donne che si sono ribellate al potere mafioso, da Lea Garofalo a Michela Buscemi.
“La mafia è la rappresentazione del potere maschilista per eccellenza- spiega dall’aula magna del Sabin- le donne per esperienza erano più lontane dal potere”. E in questo incastro, entrano in gioco i sentimenti, “elemento incrollabile di fronte alle pretese della mafia, punto di partenza di tante esperienze associative che hanno saputo resistere, hanno saputo costruire indipendentemente dalla paura delle minacce o dell’indifferenza al cuore della reazione”.
Da qui nasce l’esigenza di scrivere un libro, continua l’esperto, incentrato sul ruolo femminile. “Mi sono reso conto di quanto contino le donne nel movimento antimafia, di quanto poco vengono raccontate e quanto è importante continuare a parlare nelle scuole anche in un periodo in cui la mafia non fa più grandi attentati ma continua a crescere, ad essere pericolosa nei tessuti sociali “. Un tema che ha portato avanti in prima persona ma che inizialmente “non è stata vissuta positivamente dalle mie colleghe, anche perché era un uomo a dirlo, e pensavano di avere l’esclusiva sulle protagoniste femminili”. Solo in seguito le cose sono migliorate, e l’interesse per la lotta alla mafia, conferma, riscuote successo in un pubblico a maggioranza femminile.
“Insegno in una facoltà di scienze politiche, che non è prettamente femminile, e le aule delle mie lezioni sono composte per tre quarti sempre da studentesse”. E, conclude Dalla Chiesa, c’è sempre il bisogno di raccontare. “Si tratta di educare e si tratta di ricordare, ma bisogna anche spiegare quello che sta accadendo, quello che è accaduto punto per punto”. Chi ha vissuto le storie di queste donne, “ha il dovere di andarle a raccontare”.
