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Lavoro: le imprese italiane hanno bisogno di manodopera straniera, ma i flussi coprono poco

Il fabbisogno di manodopera straniera è ormai una componente strutturale del mercato del lavoro italiano e, in molti casi, resta insoddisfatto. È quanto evidenzia il Centro Studi di Conflavoro: gli occupati di cittadinanza non italiana sono 2.514.000, pari al 10,5% del totale; nel lavoro subordinato 508.000 imprese impiegano 1.927.000 lavoratori stranieri, il 13,4% dei dipendenti, con oltre 3,9 milioni di posizioni contributive attive nell’anno. Ancora più significativo il dato sui flussi: nel 2025 le imprese hanno programmato 1.358.890 attivazioni con cittadini stranieri, pari al 23,4% del totale, quasi un contratto su quattro.

Roberto Capobianco, presidente nazionale di Conflavoro, spiega: “A fronte di questi numeri, il Decreto Flussi 2026, con 164.850 ingressi per lavoro, copre appena il 12,7% del fabbisogno espresso dalle imprese, con difficoltà di reperimento che riguardano il 54,7% delle assunzioni programmate. Il provvedimento è molto utile, ma può essere migliorato ulteriormente con una programmazione delle quote costruita sui fabbisogni reali del tessuto produttivo e procedure più veloci ed efficienti. Le quote dovrebbero inoltre integrarsi con percorsi di formazione professionale strutturati nei Paesi di origine e in Italia, per garantire competenze adeguate. Riteniamo inoltre strategico sostenere le aziende che garantiscono un’abitazione ai lavoratori, prevedendo la possibilità di detrarne i costi di affitto dal reddito d’impresa”.

In questa direzione Conflavoro sta attivando, nell’ambito del Piano Mattei, un programma di formazione in Africa, a partire dal Kenya, per facilitare l’inserimento qualificato in aziende italiane. Il fabbisogno rilevato dal Centro Studi per le imprese italiane si concentra nei settori chiave dell’economia reale: agricoltura (42,9%), costruzioni (33,6%), alloggio e ristorazione (31,8%), servizi di pulizia e assistenza (30,4%), logistica e trasporti (28,1%) e manifattura (22,7%), comparti in cui la continuità produttiva dipende direttamente dalla disponibilità di manodopera straniera.

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