“E’ difficile sostenere che l’America ci abbia perso, e se si guarda allo stato dell’industria europea è altrettanto complicato affermare che ci abbia guadagnato”
“L’intesa di luglio è stata dominata dalla forza negoziale degli Usa. Dopo la decisione della Corte Suprema è prevedibile, anzi è già in atto, una valanga di ricorsi per chiedere la restituzione dei dazi pagati negli scorsi mesi, ed è evidente che i termini dell’accordo firmato dalla Ue con Trump in Scozia a fine luglio ora possano essere ridiscussi.” Lo afferma, in una intervista al Sole 24 Ore, l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, spiegando che l’impegno europeo a investire cifre enormi negli Stati Uniti “aveva una configurazione, per così dire, politica, perché la Commissione ha potere in materia commerciale ma non in quella industriale. Si trattava insomma di un accordo politico, dominato dalla forza negoziale della controparte Usa ed è evidente, quindi, che entrambi i termini sono ormai oggetto di una possibile ridiscussione”.
E sottolinea che “la politica di Trump nasce da qui. Si sono create di fatto due Nazioni e i Democratici non l’hanno capito, forse perché guardavano più spesso verso l’alto che verso il basso. Il fantasma della povertà ha dormito per 30 anni, non è stato ascoltato dai Democratici, ha votato Repubblicano ed è apparso al Giardino delle Rose; ricevendo la doppia promessa di incassare il gettito dei dazi pagati dagli altri e di vedere crescere i posti di lavoro per effetto dell’obbligo di investire in America”. Tuttavia, secondo l’ex ministro, “l’idea di un mondo che si è approfittato degli Stati Uniti mi sembra da rivedere. Se si guarda a Wall Street, o all’industria dei servizi Usa, è difficile sostenere che l’America ci abbia perso, e se si guarda allo stato dell’industria europea è altrettanto complicato affermare che ci abbia guadagnato”.
Critico verso la gestione monetaria degli ultimi anni, Tremonti osserva che “dal 2008 inizia la follia monetaria, l’everything bubble, la bolla generalizzata creata da una massa monetaria da due milioni di miliardi di dollari. Diciamo che non avevano letto Carlo Marx, quando ha scritto che i tassi a zero saranno la fine del capitalismo, e che Carlo Marx non aveva incontrato Draghi e Lagarde, e quindi non ha potuto nemmeno immaginare i tassi sottozero”.
Sul futuro dell’integrazione, conclude che “l’Europa non è stata il motore del caos; in questi anni abbiamo perso molto tempo ma ci sono elementi per la ripresa. Non sono i populisti che avanzano, sono gli Stati che arretrano. Riavvicinare il voto ai cittadini, e provare a risolvere i problemi, può essere una via positiva. E può essere praticata su molti terreni, dal commercio alla Difesa e agli Eurobond: a patto di non chiedere l’unanimità e di non pensare che il bilancio europeo possa sostituire quelli nazionali”.
