Gino Paoli ci ha lasciato questa notte all’età di 91 anni, spegnendosi in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari, come annunciato dalla famiglia in una nota che richiede ora la massima riservatezza. Con la sua scomparsa, l’Italia perde molto più di un grande cantautore: perde un “individualista spigoloso”, un uomo dall’indole profondamente schiva e tormentata che non ha mai cercato il consenso facile delle masse. Fin dai suoi esordi nella Genova del dopoguerra, Paoli incarnò la figura dell’artista deraciné, preferendo una bohéme fatta di notti infinite, pochi soldi e amicizie profonde con i fondatori della “scuola genovese” alla disciplina degli studi.
Questo carattere così particolare, venato di una malinconia esistenziale, ha trovato la sua massima espressione in una scrittura che ha rivoluzionato la musica italiana, trascinandola dal melodramma convenzionale verso una confessione nuda dell’anima. Brani come “Il cielo in una stanza” o “Sapore di sale” non sono stati solo successi discografici, ma vere rivoluzioni culturali capaci di fondere la dimensione erotica con quella spirituale. La sua vita stessa è stata un romanzo vissuto sul filo del rasoio, segnato indelebilmente dal tentato suicidio dell’11 luglio 1963. Quel proiettile rimasto conficcato nel pericardio per oltre sessant’anni è diventato per lui un “ospite ingombrante”, un promemoria quotidiano della sottile linea tra la vita e il nulla che ha dato alla sua musica una profondità unica.
Personaggio poco incline alle concessioni mediatiche e dotato di una coerenza intellettuale rara, Paoli ha attraversato passioni travolgenti e scandali, come la relazione con una giovanissima Stefania Sandrelli, senza mai rinnegare la propria natura schiva. Anche la sua incursione nella politica attiva, che lo vide eletto deputato nelle file del PCI nel 1987, fu vissuta con lo stesso spirito di indipendenza. Negli ultimi anni, nonostante il dolore cupo per la perdita del figlio Giovanni avvenuta nel 2025, era rimasto un punto di riferimento morale per intere generazioni, l’ultimo grande patriarca di una stagione poetica che ha saputo spiegare il mistero dei sentimenti umani come nessun altro.
