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Centro sinistra, Picerno: “Esco dal Pd, la casa dei riformisti non c’è più”

“La casa dei riformisti non c’è più. Non si può essere ambigui con il fascismo putiniano e gli estremismi. È ora di lavorare a qualcosa di nuovo, per vincere le elezioni”. Lo dichiara la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno in una intervista a il Foglio, spiegando la sua uscita dal Pd che, a suo dire, ha subìto uno snaturamento avvenuto per scivolamenti inesorabili. Il partito che abbiamo voluto al Lingotto non esiste più ed è necessario prenderne atto, ma le ragioni per cui è nato esistono ancora”.

L’esponente istituzionale attacca la linea del Nazareno e rileva come il partito abbia progressivamente smesso di essere il punto di riferimento dell’area riformista “quando ha smarrito la tensione verso il governo della complessità e ha iniziato a considerare la tutela della propria identità come un obiettivo politico in sé”, aggiungendo che nel pieno della crisi di sicurezza europea “il dibattito sulla Difesa comune si è trasformato in una discussione prevalentemente identitaria”.

Picierno inoltre sottolinea che “se oggi esiste un luogo nel quale si misurano la credibilità, la forza e il futuro delle democrazie europee, quel luogo è Kyiv. Guardo con stupore ai distinguo, ai silenzi che accompagnano il dibattito italiano sull’Ucraina”, osservando come integrare un paese aggredito nell’Unione europea significhi “affermare che la risposta alla violenza non è la neutralità, ma l’integrazione. Francamente faccio fatica a immaginare qualcosa di più progressista”. Inoltre afferma: “il Movimento 5 stelle è cambiato profondamente rispetto alle sue origini. Sono passati dall’uno vale uno al Conte al governo vale tutto. Ma non si è trattato di una maturazione politica. Piuttosto di una normalizzazione dell’antipolitica”, sottolineando che il limite del Partito democratico sia stato quello di essersi “adattato ad alcuni dei suoi riflessi condizionati”. Sul fronte nazionale, Picierno elenca i tabù economici da superare che “nascono dalla difesa di microinteressi, rendite di posizione e privilegi consolidati”, citando il caso del Superbonus 110 per cento come “una misura costosissima, dagli effetti sociali e ambientali molto inferiori alle aspettative”, e invitando a una strategia energetica pragmatica poiché “la domanda energetica del futuro richiederà tutto: rinnovabili, nucleare, nuove reti”. Riguardo al suo futuro politico e alla costruzione di una nuova proposta, la parlamentare europea precisa di non voler fondare l’ennesimo “piccolo partitino”, ma di puntare a “ridurre la frammentazione e dare una casa accogliente, plurale e inclusiva, all’elettorato democratico, socialista, radicale liberale e riformista”, muovendosi in un solco ideale che va “da Ventotene a Kyiv passando per il mio sud e arrivando a Bruxelles”.

Picierno confida infine l’amarezza per l’isolamento subìto dal gruppo dirigente nazionale a seguito delle minacce e della scorta ricevute per il suo impegno contro il Cremlino: “Denunciare queste dinamiche non dovrebbe essere considerato un atto divisivo, ma un dovere politico e morale. E tuttavia, di fronte alle mie prese di posizione, il silenzio non solo è stato persistente, ma ha assunto i contorni di una scelta”, un atteggiamento che a suo avviso ha finito per “sacrificare la credibilità del Partito democratico proprio sui temi che ne definiscono l’identità europea, atlantica e antifascista”.

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