Presentato il nuovo Rapporto di Waste Watcher International per la Campagna Spreco Zero: in Italia la media scende a 493,7 grammi a settimana pro capite, ma la crisi climatica e l’inflazione penalizzano soprattutto i ceti bassi e i giovani
Lo spreco alimentare nelle case degli italiani vale 6,6 miliardi di euro all’anno, risultato dei 25,74 kg a testa di cibo gettato nella pattumiera nei 12 mesi (equivalenti a 112 euro). Tanto vale il food waste stando al nuovo Rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International, presentato in occasione dell’evento promosso a Roma dalla campagna pubblica Spreco Zero nella Sala Igea dell’Istituto Italiano dell’Enciclopedia Treccani, con la partecipazione delle istituzioni italiane di riferimento per la filiera nazionale del cibo. ‘
‘Il sistema agroalimentare è sotto stress: crisi climatica e instabilità geopolitica si sommano, aumentando i costi di produzione e facendo pressione sui prezzi al consumo”, spiega Andrea Segrè, direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International, in occasione della VII Giornata internazionale di consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari, presentando il nuovo Rapporto Wwi monitorato con Distal Università di Bologna nell’ambito della Campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero, sulla base di dati ed elaborazioni statistiche di Ipsos-Doxa. ”Lo spreco alimentare nelle case degli italiani vale 6,6 miliardi di euro l’anno (6.588.223.643 euro) – annuncia Segrè – mentre ciascuno di noi getta ogni anno 25,74 chili di cibo, equivalenti a 112 euro. In questo scenario lo spreco diventa ancora più insostenibile, anche economicamente: è valore prodotto, acquistato e poi distrutto. E il paradosso è che a sprecare di più sono proprio i ceti popolari: chi ha meno risorse perde più cibo e una quota proporzionalmente maggiore del proprio reddito. Lo spreco diventa così non soltanto un costo economico e ambientale, ma un vero moltiplicatore delle disuguaglianze”. Alla luce dei nuovi dati Waste Watcher, la svolta in Italia è tuttavia virtuosa, in tema di spreco alimentare: scendiamo sotto la soglia dei 500 grammi di cibo gettato pro capite ogni settimana, per l’esattezza, ogni italiano getta 493,7 grammi alla settimana.
E sempre nella giornata di oggi il Rapporto Waste Watcher International si è arricchito di una sezione speciale, il Cross Country Report Italia – Usa: ovvero, quanto e perché sprecano i cittadini statunitensi e quelli italiani. La fotografia dell’estate 2026 ci restituisce un divario ancora notevole: i consumatori nordamericani, infatti, sono a quota 775,7 grammi di cibo gettato a settimana, quasi 300 grammi in più di quelli italiani. Ma analizzando verticalmente la popolazione statunitense, si scopre che negli Stati Uniti sprecano soprattutto i cittadini di origine italiana, perché dichiarano episodi più frequenti rispetto alla media statunitense: il 42% afferma di buttare cibo almeno una volta alla settimana, contro il 29% del totale Usa.
Eppure, gli italo-americani attribuiscono alla cultura gastronomica italiana un forte valore antispreco: l’87% ritiene che le sue pratiche aiutino a utilizzare meglio gli ingredienti e a ridurre gli sprechi, contro l’81% della media americana. Inoltre, sia in Italia che negli Stati Uniti le famiglie con figli risultano circa il 19% sotto la media nazionale dello spreco, mentre quelle senza figli si collocano sopra la media. In Italia, invece, è il ceto popolare nettamente sopra la media, mentre negli Stati Uniti è leggermente sotto, e anche la dimensione urbana sembra incidere diversamente. Da un punto di vista generazionale, negli Stati Uniti dichiara di buttare cibo almeno una volta alla settimana il 46% della Gen Z e il 41% dei Millennials, contro il 23% della Gen X e l’11% dei Boomers: anche in Italia le generazioni più giovani risultano più esposte rispetto a quelle più anziane. Le strategie di prevenzione risultano differenti, più legate alla programmazione e alla gestione domestica del cibo nel caso dei consumatori statunitensi, più attente alla stagionalità negli acquisti nel caso dei consumatori italiani (Rof/Adnkronos).