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Il covid ha stroncato Franco Marini, tra sindacato e politica era l’ultimo erede vivente di Donat-Cattin

Il Covid ha stroncato a 87 anni Franco Marini, già presidente del Senato, ministro del Lavoro, segretario generale Cisl e Segretario nazionale del Ppi. Marini si trovava ricoverato da gennaio proprio dopo aver contratto il nuovo coronavirus, anche se le sue condizione da principio non avevano destrano preoccupazioni, nonostante si fosse dovuto ricorrere alla respirazione assistita. “Oggi piangiamo la scomparsa di Franco Marini – ha dichiarato il presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati – politico e sindacalista di spessore, uomo di indiscussa integrità morale. Presidente del Senato e Ministro, è stato un importante protagonista della nostra storia repubblicana. L’Italia ricorderà il suo prezioso contributo, nei ruoli politici e istituzionali, sui temi del lavoro e sul rafforzamento della democrazia parlamentare”.

Messaggi di cordoglio, alla notizia della scomparsa, stanno giungendo da numerosi esponenti politici. Tra i primi Nicola Zingaretti: “Ci ha lasciato – scrive il segretario del Pd – un grande Italiano. Instancabile combattente a difesa del futuro e dei diritti dei lavoratori. Protagonista e guida dei cattolici democratici, è stato, davvero per tutti, un esempio e un punto di riferimento per il suo pensiero e per la sua voce libera e autorevole. Tra i fondatori del Partito Democratico, ha combattuto per rafforzare la democrazia e per un Italia più giusta. Siamo tutti più soli”.

“La scomparsa di Franco Marini – scrive la Segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan – è una notizia che ci addolora profondamente. Marini è stato uno dei padri fondatori della Cisl, per tanti anni segretario generale della nostra organizzazione in tempi difficili per il nostro paese, caratterizzati dall’ attacco del terrorismo alle istituzioni. Franco Marini con il suo pragmatismo, la sua storia e cultura di cattolico popolare è stato un baluardo di democrazia, un riformista convinto, un sindacalista autorevole e saggio, sempre vicino ai lavoratori ed ai più deboli. E successivamente ha trasferito queste sue grandi doti umane e la sua sensibilità sociale alla politica e nei ruoli istituzionali come Presidente del Senato. È stato sempre per la Cisl un punto di riferimento costante, oltre che un amico sincero ed affettuoso che ci è sempre stato vicino con la sua grande umanità e la sua grande personalità. Per questo non lo dimenticheremo mai. La sua scomparsa siamo convinti addolori non solo tutti gli iscritti della Cisl ma tutti gli italiani. Lascia una grande eredità morale, sociale e culturale. In questo momento di profondo dolore, siamo vicini al figlio, alla sua famiglia ed a quanti lo hanno amato ed accompagnato nel corso della sua lunga prestigiosa carriera sindacale e politica”.

“La morte di Franco Marini – dichiara Lucio Malan, vice presidente vicario dei Senatori di Forza Italia – lascia un grande esempio di umanità e impegno politico al servizio del Paese. In tutte le numerose cariche che ha avuto, l’ultima di queste, la presidenza del Senato, ha dimostrato la passione e la lealtà di un uomo con profonde convinzioni, ma capace di dialogare ed apprezzare chi ne aveva di diverse”. Nel 1991 Marini, alla morte di Carlo Donat-Cattin, ne ereditò la corrente politica di Forze Nuove, interna alla Democrazia Cristiana, tradizionalmente più sensibile alle prerogative del mondo del lavoro, e passò nell’aprile dello stesso anno dalla segreteria del sindacato al Governo, diventando Ministro del lavoro e della previdenza sociale del VII Governo Andreotti. La Democrazia Cristiana lo candidò per la prima volta nelle elezioni politiche del 1992, risultando il primo degli eletti a livello nazionale, e Mino Martinazzoli lo scelse per l’incarico di responsabile organizzativo. Seguendo il partito nella formazione nel 1994 del Partito Popolare Italiano, ne divenne segretario nel 1997 succedendo a Gerardo Bianco. Guidò una segreteria volta a rimarcare la propria individualità all’interno dell’alleanza dell’Ulivo, in contrasto con l’idea di Romano Prodi di una vera e propria unione dei partiti.

Qui in una foto scattata in Piazza del Parlamento, Marini con la sua inseparabile pipa.

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