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Governo

Otto richieste di modifica al governo sul reddito di cittadinanza

Il Reddito di cittadinanza, al tempo del coronavirus, va rimodulato per assicurare maggiore equità e una più diffusa distribuzione, tenendo conto delle nuove situazioni di crisi fatte emergere dalla pandemia.

E’ la posizione che esprime l’Alleanza contro la Povertà – composta da 36 associazioni – avanzando otto proposte al Governo, con l’obiettivo comune di rafforzare l’Istituto allargando la platea dei suoi fruitori con la possibilità di accedere al Rdc anche per coloro che hanno ricevuto il reddito di emergenza. Le otto richieste dell’Alleanza contro la Povertà al Governo riguardano in particolare l’incremento del sostegno economico per le famiglie in povertà con figli, aumentando l’equità della misura, sostituendo l’attuale scala di equivalenza con quella dell’Isee ed eliminando il tetto per le famiglie numerose o innalzandolo sensibilmente. “Il costo stimato è di circa 4 miliardi e 365.000 sono le nuove famiglie beneficiate, con una riduzione d’incidenza della povertà di 0,7%”, sottolinea l’Acp. Poi, ampliare la platea dei beneficiari includendo gli stranieri con la riduzione degli anni di residenza richiesti per l’accesso alla misura, portandoli da 10 a 2 anni e abrogando contestualmente la norma che prevede l’obbligo di presentazione di una specifica certificazione. “La spesa sarebbe di 900 milioni e 153.000 le nuove famiglie beneficiate, con riduzione dell’incidenza della povertà dello 0,2%”.

L’Alleanza contro la Povertà chiede al Governo anche di consentire maggiore accesso alla misura a una parte di coloro che sono caduti recentemente in condizioni di povertà e hanno usufruito del Rem attraverso un temporaneo innalzamento della soglia Isee da 9.360 a 15 mila euro e un allentamento dei requisiti aggiuntivi richiesti sul patrimonio mobiliare e immobiliare, “per un costo stimato di 1,5 miliardi e 320.000 nuove famiglie coinvolte, con riduzione d’incidenza della povertà di 0,3%”. Ancora: eliminare la sospensione di un mese nell’erogazione del Reddito di cittadinanza per coloro che hanno diritto al rinnovo; agevolare l’utilizzo dell’Isee corrente introducendo la possibilità di richiedere tale indicatore anche in presenza di sensibili perdite del patrimonio mobiliare o immobiliare; confermare la consistenza del Fondo Povertà e la sua destinazione a favore del rafforzamento degli interventi e dei servizi sociali, consentendo alle amministrazioni comunali di assumere personale dedicato in deroga ai vincoli attualmente previsti; e reintrodurre l’analisi preliminare da parte del Segretariato Sociale per garantire una adeguata valutazione multidimensionale dei bisogni dei nuclei coinvolti.

L’Alleanza contro la Povertà è composta da 36 realtà tra associazioni, rappresentanze dei Comuni e delle Regioni, enti di rappresentanza del terzo settore e sindacati, che “portano in dote sensibilità ed esperienze legate ai soggetti che svolgono su tutto il territorio nazionale attività a favore di chi vive condizioni d’indigenza”. Soggetti fondatori sono le Acli, ActionAid, Anci, Azione Cattolica, Caritas Italiana, Cgil, Cisl, Uil, Cnca, Comunità di Sant’Egidio, Confcooperative, Conferenza delle Regioni, Società San Vincenzo de’ Paoli, Consiglio Nazionale Italiano, Fio.Psd, Forum Nazionale del Terzo Settore, Jesuit Social Network, Ali, Save the Children, Umanità Nuova, Movimento dei Focolari. Sono soggetti aderenti: Adiconsum, Arci, Associazione Generale Cooperative Italiane, Associazione Professione in Famiglia, Atd Quarto Mondo, Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato, Comunità Papa Giovanni XXIII, Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia, Croce Rossa Italiana, Federazione Scs, Focsiv, L’Albero della Vita, Ébbene, Gvvaic Italia, Lega Coop sociali, Don Orione, Unitalsi.

di Enzo Bonaiuto

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