Morto Pietro Pinna, primo obiettore di coscienza politico d’Italia

E’ morto a Firenze Pietro Pinna, obiettore di coscienza al servizio militare nel 1948 e fondatore con Aldo Capitini del Movimento Nonviolento in Italia. Ligure di origine sarde, Pinna è ricordato come il primo obiettore di coscienza “politico” italiano.

Dalla sua personale scelta nonviolenta e di rifiuto dell’uso delle armi, per la quale subì due processi militari e dovette scontare vari mesi di carcere, nascerà una campagna sostenuta da molti intellettuali come Aldo Capitini, giuristi e uomini politici che porteranno alla ribalta del dibattito pubblico italiano la questione dell’obiezione di coscienza e del servizio civile alternativo.

Con Capitini, filosofo antifascista considerato il ‘Gandhi italiano’, Pietro Pinna organizzerà la prima marcia della pace Perugia-Assisi nel 1961 e successivamente fonderà nel 1962 il Movimento Nonviolento e nel 1964 la rivista “Azione nonviolenta“, della quale è stato fino ad oggi direttore responsabile. Capitini e Pinna si resero conto che se si voleva incidere sull’avanzamento di una proposta di pace occorreva darsi una struttura organizzativa. Da qui l’idea di fondare il Movimento Nonviolento, che incentra le sue prime azioni fondative, portate avanti con i Gruppi d’Azione Nonviolenta, nel riconoscimento del diritto dell’obiezione di coscienza attraverso una legge.

 Alcuni avvenimenti legati a Pinna sono facilmente ricordabili, come la marcia Catania – Comiso a cavallo tra il 1982 ed il 1983: prima azione concreta di lotta nonviolenta contro le installazioni militari in Italia della base missilistica statunitense.

Se oggi, dopo quasi 70 anni, si è arrivati alla sperimentazione dei Corpi Civili di Pace – ricorda il Movimento Nonviolento in una nota  – è proprio grazie alla scelta di obiezione di Pietro nel 1948, nata nello stesso anno dell’entrata in vigore della Costituzione italiana. Il suo ragionamento, frutto di una consonanza di pensiero con Capitini, era che se la Repubblica ‘ripudia la guerra’ (art. 11), allora anche io devo farlo rifiutando quegli strumenti, come l’esercito e le armi, che portano verso di essa e pensare a strumenti diversi. Da qui nasce anche l’idea di un servizio ‘civile’ alternativo a quello militare e quindi un altro modo di difendere la Patria (art. 52)”.

Pietro Pinna – Piero, per tutti – ha avuto sempre chiaro che non si può sconfiggere la guerra senza eliminarne lo strumento che la rende possibile, gli eserciti. E’ in questo impegno per la nonviolenza specifica – fatto di disobbedienze civili, marce antimilitariste, azioni dirette nonviolente per il disarmo unilaterale – ha speso coerentemente ogni momento della sua esistenza”.

I funerali sono previsti per dopodomani a Firenze.

(foto: serenoregis.org)

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